Nole e i suoi fratelli

Gli esempi però nel mondo del tennis sono potenzialmente
infiniti quando si parla di lancio di racchetta. Inevitabile
anche tra i grandi campioni che dominano la classifica Atp.
Basti pensare a uno come Federer, solitamente impassibile di
fronte ad ogni problema, quando nel 2009 al Masters 1000 di
Miami venne sconfitto da Djokovic in semifinale. Colpo
sbagliato e racchetta scagliata a terra
: mezza distrutta. O
ancora: Andy Murray, altro tennista che per origine – il
classico self control britannico – dovrebbe essere
incline alla calma più di molti. Eppure… torneo di Shanghai,
anno 2012. La finale viene persa contro Djokovic 7-5, 6-7, 3-6,
e un’altra racchetta si rompe. E poi c’è proprio lui, Novak
Djokovic, al momento scivolato fuori dalla top 10 della
classifica mondiale. Nole, sempre a Shangai ma nel 2016, venne
eliminato da Bautista-Agut. Quel giorno il serbo ruppe la
racchetta e si strappò anche la maglietta dal nervosismo
.
Oppure basti pensare al Roland Garros del 2016. Quando, nei
quarti, l’allora numero 1 al mondo eliminò sì Tomas Berdych, ma
con molta fatica. Dopo un errore la racchetta venne scagliata a
terra: giudice di linea sfiorato, multa da quattro mila euro, e
anche un pesantissimo rischio squalifica poi però scampato
(quell’anno l’Open di Francia lo vincerà proprio lui). Ma
il record rimane nelle mani di Marcos Baghdatis, quando durante
un break negli Australian Open del 2012 distrusse quattro
racchette consecutivamente
. Una scena ai limiti del comico
che si concluse con l’ovazione del pubblico ad ogni racchetta
saltata e le risate finali anche dello stesso tennista
cipriota. Anche in quel caso nessuna squalifica.



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