Tutti gli avversari di Coric, compreso Fritz agli ottavi di
finale in questo torneo di Indian Wells, preferiscono servire
più spesso verso il dritto di Coric da ambo i lati.

A dicembre Coric ha assunto lo storico coach italiano Riccardo
Piatti. Filippo Volandri in telecronaca ha sottolineato come la
scuola di Piatti si concentri soprattutto sull’uso della mano
sinistra in fase di preparazione del dritto, il vero problema
di Coric. Già lo scorso anno si era visto qualche miglioramento
in tal senso, ma il lavoro con Piatti è stato eccezionale e gli
ha dato una sicurezza con il dritto mai vista. Coric in
particolare ha giocato due match tatticamente molto simili,
contro Bautista Agut e proprio contro Federer: ha giocato una
quantità incredibile di dritti lungolinea, anche da posizioni
complicate ma sempre piuttosto precisi e profondi, puntando
fino allo sfinimento il rovescio di entrambi i suoi avversari.
Il tutto favorito dalla consistenza del suo colpo bimane: Coric
possiede un rovescio davvero eccellente, in cui non attacca
sempre molto la palla con il corpo proteso in avanti ma che
gioca letteralmente a tutto braccio, caricando molto dietro la
racchetta per poi effettuare una velocissima rotazione di tutta
la parte superiore del corpo.

È inevitabile che Coric sia ancora acerbo, come testimoniano i
numerosi errori di dritto nei quali è ricaduto nella semifinale
contro Federer, o la difficoltà con cui ha arginato il servizio
di Anderson nel primo set dei quarti di finale. Ma dopo aver
dato una buona impressione alle Next Gen Finals di Milano,
soprattutto per aver consolidato il suo già straordinario
rovescio, il nome di Coric si sta andando finalmente ad
accodare a quelli degli altri giovani che stanno, pian piano,
rivelando un potenziale fin troppo sopito.

Chung continua a dare conferme

Uno di questi, coetaneo di Coric, è Hyeon Chung, che è già
quasi una certezza. Il coreano si è confermato battendo
avversari esperti e difficili come Tomas Berdych e Pablo
Cuevas, perdendo poi nei quarti di finale da Federer ma dopo un
ottimo match. Questo risultato si va ad affiancare alla
semifinale dell’Australian Open, nella quale aveva perso sempre
contro Federer ma dopo aver battuto Djokovic agli ottavi di
finale. La vittoria contro il giocatore serbo è stata
interpretata da molti come un passaggio di consegne – anche
Federer ha detto che in Chung rivede di Djokovic soltanto
l’ottimo movimento dei piedi.

In effetti, per quanto il coreano abbia mostrato un ottimo
potenziale, Djokovic è un giocatore tecnicamente più completo.
Chung sta pian piano migliorando il suo dritto – eseguito da
sempre con il braccio destro teso e rigido – per ammorbidire
l’esecuzione e migliorare il suo rendimento sulle palle senza
peso. Se (come dimostrato dalla partita contro Federer) Chung
sta riuscendo a gestire meglio le variazioni in back e i
rallentamenti di ritmo, è anche vero che nella partita contro
Cuevas ha cominciato ad andare in difficoltà a spingere e
chiudere il punto una volta che si è alzato il vento,
sporcandogli la palla. Molti avversari scelgono di aumentare i
back di rovescio contro Chung. Tra questi, ovviamente, il
sempre lucido Nadal a Parigi-Bercy lo scorso novembre, giocando
più rovesci tagliati rispetto al precedente Master 1000 a
Shanghai.

Chung rimane un giocatore prevalentemente di appoggio, mentre
quando deve spingere lo fa molto meglio con il rovescio, con
cui ha più fluidità rispetto al dritto. Il servizio è un altro
colpo completamente cambiato rispetto anche solo a due anni fa
e incredibilmente efficace se rapportato alla sua statura. Dal
punto di vista fisico Chung ha acquistato molta massa muscolare
ma non ha perso elasticità – visibile soprattutto nei recuperi
– né rapidità di piedi. La solidità mentale è forse la migliore
qualità di Chung, che da sempre ha dovuto lottare contro lo
scetticismo che lo ha circondato. Perfino Nick Bollettieri ha
dichiarato di averlo allenato senza troppa convinzione.

La sorpresa Fritz

L’altro nome giovane che si è messo in luce a Indian Wells è il
padrone di casa, Taylor Fritz, che era un po’ sparito dopo aver
dominato il circuito juniores nel 2015.

L’allontanamento di Fritz dai vertici era stato certificato in
maniera più vistosa dalla sua assenza alle Next Gen ATP Finals
di Milano. A Indian Wells, tuttavia, Fritz ha svoltato il
torneo e forse la sua stagione al primo turno, annullando un
match point al suo amico, coetaneo e testimone di nozze Reilly
Opelka, un giocatore alto 2,11 metri dal servizio devastante.
Da quel momento Fritz ha battuto l’altra grande promessa Andrey
Rublev e l’esperto e in salute Fernando Verdasco, prima di
fermarsi contro l’altro crack della settimana, Borna Coric. È
così arrivato alla posizione numero 71, dopo un buon torneo a
Delray Beach e due finali Challenger, ma il best ranking
(numero 53) lo ottenne ad agosto 2016 qualche mese dopo la sua
unica finale ATP, a Memphis.

Soprattutto nella partita contro Verdasco sono state evidenti
le caratteristiche tecniche di Fritz. Il timing sul rovescio è
ottimo e gli consente di colpire spesso con grande anticipo, a
volte anche con il finale trattenuto per andare efficacemente
in lungolinea, avendo spesso neutralizzato il pesantissimo
dritto mancino dello spagnolo. Possiede un’ottima accelerazione
di braccio sul dritto, tipicamente americana, che gli permette
di essere aggressivo con questo colpo, anche se soffre le palle
alte che gli fanno perdere ritmo esecutivo. Si tratta comunque
di un giocatore da sempre molto quadrato dal punto di vista
mentale, a parte qualche sporadica sfuriata, ma che potrebbe
finalmente aver spiccato il volo come alcuni suoi coetanei.



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