Fare il meglio che si può con quello che si ha a disposizione
sul momento. Forse è questo che fa la differenza tra un
buonissimo giocatore e un campione. E Novak Djokovic ha
applicato ancora una volta questa regola così esclusiva contro
Borna Coric sul campo centrale di Monte-Carlo. Sarà chiamato a
farlo nuovamente, anzi di più, contro Dominic Thiem. È un
sorteggio sadico quello che fa giocare in ottavi una partita
che potrebbe essere tranquillamente una finale. I precedenti
dicono 5 a 1 a favore del serbo, 2 a 1 se guardiamo solo alle
partite che si sono giocate sulla terra battuta, la superficie
prediletta dell’austriaco. I tre incontri hanno avuto un
contesto simile ma esiti completamente diversi. Nel 2016 Nole
dominò la semifinale del Roland Garros, a poche ore
dall’apoteosi della sua carriera. Battuto Murray in finale,
Djokovic divenne il primo da Rod Laver nel 1969 a detenere
contemporaneamente tutti e quattro i titoli Major, una cosa mai
riuscita né a Federer né a Nadal.

Dodici mesi dopo il serbo aveva già manifestato i primi segnali
della crisi, ma nella semifinale degli Internazionali d’Italia
aveva giocato come un assatanato contro Thiem, che arrivava
dalla vittoria in quarti con Nadal. Allora Nole è tornato, ci
si è detti. Invece no. Perché il serbo il giorno dopo era
spento in finale con Sasha Zverev. E ancora più spento nei
quarti del Roland Garros, quando l’austriaco ne aveva
progressivamente messo in luce le difficoltà fisiche e mentali,
rappresentate in pieno dal punteggio in calando, culminato nel
6-0 del terzo set: una resa. Da lì Djokovic non si sarebbe più
ripreso. E poco dopo sarebbero arrivati il ritiro a Wimbledon e
la decisione di mettersi in vacanza.

Nel frattempo Thiem è entrato tra i primi cinque giocatori del
mondo. Ma se ci fosse una classifica divisa tra superfici, il
suo secondo posto dietro Nadal sul rosso sarebbe
incontestabile. Eccoci dunque ai nostri ottavi in riva al Mar
Mediterraneo. L’austriaco ritrova l’amata terra ma ci è
arrivato scomodo, per colpa di una distorsione alla caviglia.
Fermo da Indian Wells, ha faticato moltissimo per superare
l’intraprendente Andrey Rublev martedì. Il russo ha recuperato
da 1-4 nel terzo set e ha mancato un match point quando ha
servito sul 5-4. Probabilmente a Thiem serve ancora qualche
partita per mettere a punto il suo tennis.

Ne ha bisogno tante, di partite, Djokovic, che è stato ben
felice di essere stato costretto a giocarne due in questo
torneo. Inutile la prima con Lajovic, fondamentale la seconda,
quella vinta con Coric tirando fuori il meglio nei momenti
importanti. Nonostante  i nove match point sfumati uno
dopo l’altro, è riuscito a procurarsene un decimo, quello
decisivo. Sono pillole di fiducia che servono a far tornare
l’entusiasmo, che alimentano il serbatoio di auto-stima.
Djokovic ha giocato contro pronostico contro Coric e ha vinto.
Perciò dobbiamo considerarlo un po’ meno sfavorito contro
Thiem. Difficile dire cosa succederà. Sono quasi sempre stati
match a senso unico. Questa volta potrebbe esserci molto
equilibrio. Visto che nessuno dei due è al meglio, alla fine
prevarrà chi sarà più disposto a rischiare.



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