Ci sono luoghi dove ci si sente come a casa. Dove si incontrano
da anni le stesse persone e non si deve ogni volta ricominciare
da capo. Dove il campo di gioco per te non ha segreti. Dove i
ricordi e le sensazioni sono enormemente positivi. Rafa Nadal
ne ha accumulati parecchi di questi luoghi, in tanti anni di
carriera. Il Monte-Carlo Country Club è uno di questi. Chissà
se da subito, quando sedicenne ci era arrivato per la prima
volta nel 2003 (e aveva battuto Kucera e Albert Costa campione
in carica del Roland Garrod), Nadal aveva capito che questo
campo così vicino al mare sarebbe stato fondamentale nella sua
carriera. Di certo non poteva immaginare che avrebbe impresso
per dieci volte le impronte dei suoi denti sul trofeo. Però è
vero che stagione dopo stagione, nei momenti di splendore e in
quelli bui, il torneo di Monte-Carlo ha quasi sempre
rappresentato per Nadal un punto d’approdo sicuro. Era lì che
sapeva avrebbe cominciato con il giusto slancio le settimane
cruciali della sua stagione, quelle sulla terra battuta. Ancor
di più quando i mesi precedenti erano stati avari di
soddisfazioni o, come ora, pieni di contrarietà.



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