È nel piccolo Principato sulle rive del Mediterraneo che Rafa
Nadal punta ogni anno lo spillo del suo compasso. È da qui che
parte sempre per provare a tracciare il suo cerchio. A volte
non riesce a chiuderlo, ma gli è successo di rado. Quindici
partecipazioni, undici vittorie in uno stesso torneo: un numero
impressionante, ancor di più se si pensa che Nadal potrà
ripetersi già la settimana prossima a Barcellona e poi
addirittura al Roland Garros. Che lo spagnolo fosse il più
grande di sempre sulla terra battuta non è una novità, bensì
una certezza acclarata da almeno qualche anno. A suo grande
onore il fatto di essere riuscito a diventare un giocatore
sempre più completo, diverso dal ragazzino di tredici anni fa,
capace di vincere solo con dritto, polmoni e gambe eccezionali.
Nadal ha imparato a giocare e a vincere su tutti i campi, erba
di Wimbledon compresa, con un’ambizione pari all’umiltà. Ma la
terra battuta rimane la superficie su cui continua a riscrivere
i record. Uno su tutti: 396 – 35, il bilancio vinte – perse in
carriera sul rosso. 91,87%. Semplificando, più di nove partite
vinte su dieci giocate. Dal 2005 in avanti ci hanno provato in
tanti a batterlo, solo pochissimi (e per poco tempo) sono
riusciti a impensierirlo. Djokovic qualche volta, Federer nei
primi anni con l’aiuto della terra amica di Amburgo. Ci sono
stati momenti in cui la salute, e di conseguenza la fiducia,
dello spagnolo non erano presenti. Ma l’alleanza Rafa-terra non
è mai venuta meno. Anche ora, alla vigilia dei 32 anni, tante
cicatrici sul corpo e un bagaglio di trofei da sollevare con la
gru, Nadal è pronto. Attacca la stagione sulla terra battuta
con l’entusiasmo e la fame di un ragazzino. Chissà se qualcuno
riuscirà a impensierirlo.



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