E’ fatale a Novak Djokovic il secondo turno del
Mutua Madrid Open”, quarto ATP Masters 1000 stagionale,
in corso sulla terra rossa della Caja Magica. Il serbo, dopo
aver superato l’ostacolo Kei Nishikori tornando a battere un
top-20 dopo quasi un anno a questa parte, ha ceduto 6-3,
2-6, 6-3
a Kyle Edmund (22 ATP) in un’ora e 42′ di
gioco. Il numero 12 del ranking mondiale e decima testa di
serie, due volte vincitore a Madrid nel 2011 e 2016, ha fallito
l’ennesimo test dopo la separazione dalla coppia di coach
Agassi-Stepanek, confermando però un leggero stato di crescita
rispetto alle ultime disastrose uscite (out contro Klizan,
numero 140 del mondo, a Barcellona). Il match comincia nel
peggiore dei modi per Djokovic, che cede immediatamente il suo
primo turno di battuta. Nole sistema il braccio e si riprende
subito il break, riportando il match in parità. Nel quinto game
il serbo ha un altro blackout sul proprio servizio, regalando
così il secondo break ad Edmund, che ne approfitta per andare
sul 4-2. Il britannico non trema e tiene la battuta fino al
termine del set, chiuso 6-3 in proprio favore. Djokovic apre il
secondo set con un break, bissandolo nel settimo gioco e
chiudendo i conti 6-2  grazie a una ritrovata freschezza
atletica e mentale. L’ex numero 1 del mondo non sfrutta ben
tre palle break nel quarto game
del terzo set e la paga
cara nell’ottavo gioco, quando il serbo smette inspiegabilmente
di giocare e regala il servizio che di fatto consegna il
parziale 6-3 a Edmund, che può festeggiare la qualificazione
agli ottavi. 

Nadal, parte la caccia alla sesta 

E’ il francese Gael Monfils (lunedì sera vincitore in tre set
sul georgiano Basilashvili), numero 41 Atp, l’avversario dello
spagnolo numero uno del mondo (ha sconfitto il francese 13
volte su 15 incroci: le uniche due vittorie del parigino a
Delray Beach sul cemento nel 2009 e 2012), che nella sua
sedicesima partecipazione va a caccia del sesto trionfo a
Madrid – vincitore nel 2005, 2010, 2013-2014 e lo scorso anno –
dove arriva forte di 19 match vinti di fila sul rosso senza
cedere un set, dopo aver calato l’”undecima” vincente sia a
Monte Carlo che a Barcellona, così da portare a 77 i trofei in
carriera (su 113 finali). Sono diventate 401 le sue vittorie su
terra battuta – il quarto a riuscire in tale impresa nell’Era
Open andando a far compagnia a campioni quali Guillermo Vilas,
Manuel Orantes e Thomas Muster – superficie sulla quale
l’ultimo stop di Rafa risale agli Internazionali BNL d’Italia
dello scorso anno, per mano di Dominic Thiem. E per conservare
lo scettro di numero uno del mondo, tenendosi ancora dietro
Roger Federer, in vacanza sino alla stagione su erba (a metà
giugno lo si rivedrà all’opera nel circuito, a Stoccarda), il
mancino di Manacor è obbligato a confermarsi anche alla Caja
Magica.



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