Emil Hallfredsson, per qualche secondo, è stato un giocatore
del Torino. Perché c’è chi incappa in un’autorete, rimanendo
vittima di una sfortunata combinazione di eventi (essere
proprio in quel punto in quel preciso istante: è la stessa
legge che, capovolta, rende grandi gli attaccanti); e poi c’è
chi quasi se la va a cercare, partecipando addirittura alla
costruzione dell’azione degli avversari, per poi finalizzarla
in prima persona. Sull’iniziativa di Belotti, Hallfredsson
veste momentaneamente la maglia granata e dialoga con lui,
chiudendogli il triangolo in area di rigore. Un uno-due
ovviamente involontario, ma così ben riuscito da farci pensare
che altri, volendolo, non sarebbero stati in grado di
restituire così bene quel pallone. A questo punto Belotti,
ormai sulla linea di fondo, la mette in mezzo tesa sperando
nell’arrivo di un compagno a rimorchio. Ad arrivare, però, è
ancora Hallfredsson, in versione rapace dell’area piccola. Il
modo in cui la mette dentro non fa che innalzare il livello di
spettacolarità di un’azione già di suo pregevolissima. Di
tacco, tra le gambe del portiere. Neanche nei più bei sogni di
un vero numero 9.



Source link

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here