A tutto Ventura. Per la prima volta dopo l’esonero del 15
novembre. L’Italia fuori dai Mondiali, la Svezia che vince a
casa sua e regge a San Siro, le polemiche, le lacrime. Ora
parla Ventura. Ospite da Fazio su Rai 1 a “Che tempo che fa”,
l’ex CT della Nazionale ha voluto dire la sua sulla mancata
qualificazione al Mondiale in Russia. E non solo. 

“La mancata qualificazione è una cicatrice indelebile”

“E la prima volta che parlo, dirò la verità. Solo la verità.
Vedrò i Mondiali a casa mia, magari vedrò la parte finale così
evito di soffrire, perché per me è una sofferenza. E’ una
cicatrice enorme nella mia vita”. Ventura guarda le immagini
della sua Italia, poi riprende: “Lungi da me scaricare
responsabilità ad altri, mi prendo le mie. Ma è corretto
spiegare come sono andati i fatti, altrimenti si ha una visione
sbagliata. Nel calcio, negli sport di squadra, non c’è mai una
sola persona che vince o che perde. Quando siamo partiti lo
scenario era chiaro, c’era una sola squadra pronta a
qualificarsi, non eravamo testa di serie. Arriviamo alla
partita con la Spagna da imbattuti, primi in classifica. O li
batti o vai agli spareggi, perdiamo perché sono più forti, sia
dal punto di vista tecnico che fisico. Volevamo provare a
vincerla, ma ciò che succede dopo è difficile da capire. Un
minuto dopo il fischio finale c’è stata una violenza inaudita
verso di me, tutti volevano le mie dimissioni”. 

“Sono stato delegittimato”

Eravamo imbattuti, ma ci fu una delegittimazione esterna
assolutamente devastante verso di me”. Anche interna,
forse: “C’era già stata, il progetto iniziale prevedeva la
presenza di Marcello Lippi a mio supporto, avrebbe dovuto fare
il direttore tecnico. Eravamo entrati insieme in Nazionale, ma
dopo la mia firma non c’era più. E’ sparito per motivi di
regolamento, ho fatto il doppio ruolo per un anno. Poi a fine
stagione il presidente Tavecchio avrebbe ufficializzato la mia
presenza come direttore tecnico, quindi avere un po’ di potere
per gestire una situazione simile. Ma si è ribaltato tutto,
sono stato delegittimato. Successivamente è stato nominato
Olivieri”. Perché Ventura non si è dimesso? “L’ho pensato, e in
quel caso lì ho fatto un errore, pensavo che bastasse avere la
squadra. In quel momento eravamo imbattuti, è stato uno dei
miei tanti errori commessi in questi mesi”. 

“In Russia non sarei mai andato”

Scelte tecniche sbagliate: “Dopo la Spagna sì, senza dubbio. Ho
sbagliato a non dimettermi la partita successiva alla Spagna,
nella vittoria contro Israele per 1-0. Feci una riflessione
seria, dopo 10 minuti lo stadio fischiava la Nazionale. Non
ricordo sia mai successo. Quando ho sentito quei fischi, ho
capito che qualcosa si era rotto. Come se avessimo già perso.
Dopo la partita con la Macedonia mi sono dimesso, dissi che non
avrei potuto continuare così. Era giusto prendere un’altra
persona, c’erano giocatori appena arrivati. Devastante, ecco
com’era il clima. Ma le dimissioni non sono state accettate”.
Qualche retroscena: “Avevo ufficializzato al mio staff che non
sarei mai andato ai Mondiali, anche in caso di qualificazione
con la Svezia. Per me era impossibile lavorare, chiunque fosse
arrivato avrebbe avuto la possibilità di fare un lavoro
migliore”. Niente dimissioni dopo la Svezia: “Non volevo
ammettere di essere l’unico responsabile, in sala stampa mi
sono presentato da solo. Non volevo fare il capro espiatorio.
Per questo motivo non mi sono dimesso”. 

“Ho ancora voglia di allenare”

E ancora: “Non è vero che ho abbandonato il ritiro, è una cosa
da querela. Questo ti dà l’idea del clima che c’era, parliamo
della partita con la Svezia. Era impossibile da gestire per
me”. Continua Ventura: “Sono diventato il capro espiatorio di
tutti i mali del calcio, basta pensare a ciò che è stato detto,
scritto, sono dispiaciuto per questo motivo. Ci ho creduto. Ho
rinunciato a molte cose per andare in Nazionale. Ci andai con
entusiasmo. Ho perso la partita con la Spagna e con la Svezia,
le uniche sconfitte subite in un anno e mezzo”. Situazione
attuale, come sta Ventura? “Mi sono messo nei panni degli
italiani, stanno soffrendo molto ed è difficile immaginare i
Mondiali senza l’Italia. Porterò per sempre questa sofferenza
dentro di me, spero che Mancini sia messo in condizione di
lavorare. Gli auguro di poter avere a che fare con delle
persone che dicono quello che pensano, cosa che a me non è
capitata. Tiferò Italia fino alla fine, nonostante tutto”. Sul
futuro: “Voglio ancora allenare, ho voglia di rimettermi in
gioco, 3 mesi non possono cancellare 35 anni di carriera.
Voglio dare risposte sul campo e non a parole, spero di avere
la possibilità di tornare”. 



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