La partita al San Nicola contro il Bari è stata una delle
prestazioni più significative della stagione di Audero: qui si
vedono benissimo sia alcuni splendidi interventi in allungo,
sia alcune imprecisioni nelle uscite sui cross.

Con l’eccezione di Donnarumma, ormai tutti i giovani portieri
italiani sembrano quasi obbligatoriamente passare per la Serie
B per poter giocare con continuità e prendere ritmo e fiducia.
È stato così per Meret alla SPAL, per Perin al Padova, anche
per Scuffet che è dovuto “retrocedere” al Como, e prima ancora
è stato così per Sirigu all’Ancona e per Amelia al Livorno. La
gavetta di Audero, dopo l’esordio in Serie A con la maglia
della Juventus a Bologna, è proseguita quest’anno nella serie
cadetta e i bianconeri, proprietari del suo cartellino,
sembrano intenzionati a lasciarlo nuovamente in prestito in
Serie B l’anno prossimo, forse alla Cremonese. Non sarà facile
per l’italo-indonesiano scalzare le gerarchie della Nazionale
in mezzo a tutto quel talento, ma d’altronde è solo il primo
anno da titolare per Audero e il margine per costruire una
carriera di buon livello in Serie A sembra esserci tutto.

Alberto Cerri – 22 anni – Perugia

di Cosimo Rubino

L’esordio in Serie A a un’età in cui a malapena si può guidare
il motorino, i premi nei tornei giovanili, la trafila nelle
nazionali minori condita da exploit in partite di cartello:
all’alba della sua carriera, Alberto Cerri ha collezionato
tutti gli indicatori che accendono le attenzioni del grande
pubblico su un giovane calciatore.

Dal giorno della sua prima presenza nel massimo campionato con
il Parma a quello del suo arrivo al Perugia sono passati
quattro anni, durante i quali Cerri aveva fatto in tempo a
vestire la maglia di cinque squadre diverse, senza mai
restituire l’impressione di esser pronto al definitivo salto di
qualità. E neanche l’avventura col Grifo sembrava essere quella
della consacrazione: dopo un avvio sfavillante con due gol e
tre assist nelle prime due presenze, il suo rendimento era
calato di pari passo a quello di tutta la squadra e il bottino
a metà campionato segnava soltanto quattro reti.

Nel girone di ritorno, la svolta: il Perugia, che nel frattempo
aveva esonerato Giunti e affidato la panchina a Breda, inizia a
macinare punti e Cerri prende insieme a Di Carmine le redini
della squadra. Nonostante un calo finale (suo come di tutto il
Perugia, che ha portato all’esonero di Breda, sostituito da
Nesta), la regular season si chiuderà con 15 gol, 12 assist e
soprattutto la possibilità di affrontare i play-off da
protagonista.

In una stagione vissuta sulle montagne russe, le curve del
rendimento di Cerri e del Perugia sembrano idealmente
sovrapporsi in modo quasi perfetto, sintomo da un lato di
quanto la squadra biancorossa dipenda dal suo centravanti e
dall’altro delle esigenze di contesto tattico e psicologico di
cui ha bisogno Cerri per esprimersi al meglio.

Il vantaggio di averlo in squadra è quello di avere l’orco de
Il racconto dei racconti a sgomitare contro le difese
avversarie e se ci pensate non è affatto poco: molto spesso nei
momenti di difficoltà atletica il Perugia ha risalito il campo
catapultando palle di fuoco nei dintorni del testone di Cerri.

Se all’apporto alla costruzione della manovra aggiungiamo la
ritrovata capacità realizzativa e l’insolita attitudine a
mandare in porta i compagni, otteniamo un centravanti
fondamentale nell’economia della sua squadra e forse finalmente
pronto ad essere protagonista in Serie A. Il suo cartellino è
di proprietà della Juventus, ma si parla di diversi club di
massima serie (fra cui lo stesso Parma che lo aveva lanciato)
interessati a lui per la prossima stagione.

Prima però per Cerri e per il Perugia ci sono da affrontare i
play-off. La speranza per i tifosi biancorossi è che prima che
la Serie A venga da Cerri, Cerri possa andare in Serie A.

José Machín – 22 anni – Pescara

di Cosimo Rubino

L’arrivo di José Machín in Italia – come quello di decine di
migliaia di suoi coetanei – si deve alla sindrome di acquisto
compulsivo di giovani promesse di Walter Sabatini. Cresciuto
nella Masia del Barcellona e messosi in mostra al Malaga,
Machín arriva alla Roma con l’etichetta di nuovo Yaya Touré:
cosa piuttosto normale in una città che soltanto un anno prima
aveva accolto Valmir Berisha (attualmente attaccante del
Fjölnir Reykjavík, quinta forza del campionato islandese) come
il nuovo Ibrahimović. La Roma lo affida alle sapienti cure di
Alberto De Rossi, con cui vince un campionato Primavera da
protagonista, ma subito dopo lo abbandona nella giungla dei
prestiti semestrali, armato soltanto di piede destro e
orecchini con diamanti.



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