Parola di José

Da quel momento perderà quella leggerezza e anche il suo
italiano non sarà più così fluente, distratto dalla sua guerra
personale con il “rumore dei nemici”, che Mourinho sente
dappertutto, ne fa una malattia, anche se ormai è chiaro a
tutti che si tratti di una strategia “politica”, sposata in
pieno dalla sua tifoseria che, come i suoi giocatori, per lui
“si getterebbe nel fuoco”. Le “manette”, la performance
sulla “prostituzione intellectuale” e gli “zeru tituli” della
Roma (allenata peraltro da Luciano Spalletti), del Milan e
della Juventus. Per chiudere con la “parabola” dello struzzo
português e mezzo milanées, in perfetto stile
Abatantuono (“Allora dobbiamo fare tutti como quell’animale là,
quello chi mette la testa giù, sotto? Io no so il suo nome in
italiano… Bravo giornalista, o struzzu!”), quando Mourinho
arricchiva la già sterminata produzione letteraria
interjuventina, costantemente aggiornata, dalla A di Agnelli
alla Z di Zanetti: “Area con venticinque metri ce n’è solo una
in Italia…” riferendosi platealmente ai bianconeri. Era il
febbraio del 2010, qualche mese dopo avrebbe portato l’Inter
alla conquista del Triplete, non mantenendo però fede alla
promessa di matrimonio del 3 giugno: “Voglio rimanere all’Inter
per i 3 anni del contratto, se non di più”. Parola di
José. 



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