Danny Rose sarà uno dei protagonisti dell’Inghilterra al
prossimo Mondiale. Una scelta inaspettata quella di convocarlo
da parte del Ct Southgate, visti i soli 1309 minuti accumulati
in stagione. Eppure, dietro la chiamata di Rose c’è molto di
più. C’è una storia di depressione, un racconto che il terzino
del Tottenham finora ha sempre tenuto per sé, non confidandolo
neanche alle persone più strette. “Sono stato in terapia per
alcuni mesi, ma ora non prendo più farmaci e non vedo l’ora di
andare in Russia
– afferma il difensore -. Sono fortunato
che l’Inghilterra mi abbia dato l’opportunità di andare via e
rinfrescare la mente. Sarò sempre grato a loro”. Il calciatore
classe 1990 ha affrontato infatti questo periodo di
riabilitazione lontano dal suo club al National Football Center
del St George’s Park, vicino Burton, ma il suo calvario è
iniziato a gennaio 2017 quando, raggiunto il picco più alto
della sua carriera, ha subito la rottura del legamento
collaterale mediale del ginocchio
. “Tutto è cominciato da
lì – prosegue Rose -, quando mi è stato consigliato di non
sottopormi a un’operazione. Non so quante compresse ho preso
per provare a mettermi in forma per il Tottenham. Facevo
iniezioni di cortisone per tentare di rimettermi in sesto, ma
passati quattro mesi è diventato tutto più difficile perché mi
mancava quel periodo in cui la squadra otteneva grandi
risultati e io giocavo bene. Così ho iniziato a deprimermi. Mi
arrabbiavo molto e con facilità. Non volevo andare a
giocare, non volevo fare riabilitazione, non volevo uscire con
miei amici. Tornavo a casa e volevo solo andare a letto
”.



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