La spedizione in terra iberica è stata però un disastro. Questi
nove tutti insieme hanno accumulato solo 3 presenze in totale,
sparendo totalmente dai radar per la maggior parte. Una
catastrofe che è finita per pesare anche nelle scelte di Pizzi,
costretto ad orientarsi verso giocatori con minuti nelle gambe.
Solo 3 di questi sono infatti riusciti a farsi convocare:
Al-Shehri, che al Leganés non ha giocato mai; Al-Dawsari,
teoricamente il talento più luminoso dell’Arabia Saudita, ha
solamente esordito con il Villarreal; mentre Al-Muwallad ha
giocato appena due partite con il Levante. Tre dei migliori
giocatori della squadra che arriveranno all’appuntamento in
Russia in condizioni quanto meno precarie, avendo giocato quasi
nulla da gennaio ad oggi.

Pizzi sembra orientato a schierare la squadra con un 4-2-3-1
molto difensivo, con l’idea che se fare gol è difficile, in
mancanza di talento, la solidità è la cosa più importante. I
due centrali difensivi dovrebbero essere Osama Hawsawi e Omar
Hawsawi, ma i due non hanno nessun tipo di parentela. Il peso
offensivo della squadra passa dai tre dietro la punta –
Al-Shehri, Al-Dawsari e Al-Muwallad – che hanno il compito di
gestire le transizioni offensive da cui Pizzi spera di ricavare
il massimo possibile.

Il passaggio del turno è un’utopia, la speranza per l’Arabia
Saudita è che questa esperienza in Russia serva per gettare le
basi per un futuro calcistico più luminoso e meno
confusionario.

 

Oltre all’Uruguay, chi vedete favorito per il passaggio del
turno?

Federico Aquè: I rapporti di forza del girone sono
piuttosto definiti. L’Uruguay è di un altro livello e l’Arabia
Saudita sembra troppo debole per poter ambire alla
qualificazione agli ottavi. Restano Russia ed Egitto, e non è
facile stabilire una squadra favorita. I padroni di casa sono
pieni di incognite, non hanno molto talento, né un gruppo
affiatato e chiare idee di gioco; l’Egitto ha uno stile più
definito, ma non si sa in che condizioni arrivi la sua stella,
Salah.

Il recupero di Salah può davvero spostare gli equilibri del
girone: dovesse arrivare alla partita contro la Russia a un
livello di forma accettabile, l’Egitto potrebbe contare sul
giocatore ideale per far ammattire la lenta e insicura linea
difensiva dei padroni di casa; diversamente la sfida sarebbe
più equilibrata e, in assenza di una chiara favorita, il
vantaggio di giocare in casa potrebbe avere un peso specifico
maggiore per la Russia.

Marco D’Ottavi: Affidandomi al pensiero magico vedo
l’Egitto favorito rispetto alla Russia. Troppo forte l’impatto
emotivo della loro qualificazione, troppo succosa la storia di
Salah che torna dall’infortunio e porta l’Egitto agli ottavi.
La Russia – poi – è più forte dell’Egitto solo se crediamo alla
storia per cui le squadre di casa vengono favorite dagli
arbitri. Ma avranno messo la VAR per un motivo, no?

 

Quale sarà la partita decisiva per la qualificazione?

Federico Aquè: La prima, Russia-Arabia Saudita.
Perché è la partita inaugurale e la Russia non ha alternative
alla vittoria per sostenere le sue ambizioni di qualificarsi
agli ottavi. Perdere punti contro l’Arabia Saudita metterebbe i
russi in una brutta situazione in vista delle sfide più
difficili, contro Egitto e Uruguay.

Marco D’Ottavi: Penso che la partita decisiva possa
essere quella tra Russia e Egitto alla seconda giornata, uno
scontro diretto tra le due seconde forze nel girone. L’Egitto
potrebbe arrivarci dopo aver perso punti alla prima giornata
contro l’Uruguay, mentre la Russia potrebbe cercare di
conquistare il passaggio del turno qui, senza dover poi
arrivare con l’assillo della vittoria all’ultima partita del
girone contro Suarez e Cavani. 

 

Quali sono i giocatori con cui farci belli al bar?

Marco d’Ottavi: Aleksandr Golovin ad appena 22 anni sarà
il giocatore più interessante tra le file dei padroni di casa
della Russia, una responsabilità non da poco. Nato a Kaltan,
Siberia occidentale, Golovin è cresciuto giocando
principalmente a futsal nei tanti palazzetti che sorgono in
quella zona della Russia per ovviare al clima particolarmente
rigido (ancora a metà maggio la minima a Kaltan scende sotto lo
0). Come tutti i giocatori con un passato nel futsal, Golovin
ha un ottimo controllo di palla e una capacità speciale nel
muoversi negli spazi stretti.

Dopo un inizio promettente come esterno offensivo, Goncharenko
– il suo allenatore al CKSA Mosca – lo ha trasformato in una
mezz’ala per sfruttare il suo grande dinamismo e l’ottima
visione di gioco. Una scelta coraggiosa che ha pagato: oggi
Golovin è tra i centrocampisti under 23 più interessanti
d’Europa.

Negli ultimi anni Golovin ha costruito e arricchito il suo
gioco, inserendo nel proprio bagaglio tecnico una maggiore
sensibilità nei passaggi e una fase difensiva notevole,
soprattutto quando si trova a difendere in avanti, mostrando
una forza fisica notevole nell’affrontare avversari anche più
grandi di lui (Golovin è alto 180 centimetri e pesa solo 69
chili). Non per questo ha però perso le sue qualità offensive:
Golovin brilla negli inserimenti senza palla e soprattutto nel
tiro da fuori, forse la sua miglior qualità.

Per fare un ulteriore salto di qualità, Golovin ha bisogno di
lasciare la comfort zone del campionato russo per affinare il
suo gioco in un campionato più impegnativo. E quale vetrina
migliore del mondiale per attirare l’interesse delle grandi
squadre?

Federico Aqué: Il ritiro dei gemelli Berezutsky non
ha esaurito le saghe familiari all’interno della Nazionale
russa. Nella rosa dei 23 convocati dal CT Cherchesov ci sono
infatti i gemelli Miranchuk, Aleksey e Anton, protagonisti nel
campionato vinto dal Lokomotiv Mosca. Aleksey ha contribuito
con 7 gol e 3 assist, Anton con 4 gol e 5 assist. Entrambi in
grado di giocare in ogni ruolo sulla trequarti, si riconoscono
perché Aleksey è mancino, mentre Anton è destro.

Le loro carriere hanno avuto sviluppi molto diversi. Aleksey
era considerato un predestinato, ha esordito prima sia con il
Lokomotiv che in Nazionale, e nel club è titolare da ormai un
paio di stagioni. Anton è invece dovuto andare in Estonia, in
prestito nel 2016 al Levadia Tallinn, per dimostrare il suo
valore e convincere il Lokomotiv a dargli un’occasione. Ad
aprile di un anno fa ha esordito nel campionato russo con il
club moscovita, nella stagione appena conclusa è diventato
titolare e ha trovato spazio pure in Nazionale, guadagnandosi
la prima presenza a ottobre in un’amichevole contro la Corea
del Sud.

Entrambi sono stati tra i migliori giocatori dell’ultimo
campionato russo per dribbling e occasioni create e, anche se
sarà difficile vederli in campo insieme, con i loro spunti
potrebbero dare alla Russia l’imprevedibilità di cui ha un
disperato bisogno negli ultimi 20 metri.

Marco d’Ottavi: Fahad al-Muwallad è un’ala
elettrica e dribblomane, il tipo di giocatore che può brillare
in questo tipo di competizioni sempre molto chiuse. Alto 166
centimetri per 59 chili, Muwallad ha un baricentro basso e una
grande forza nelle gambe, che gli permette di resistere nei
contrasti con difensori più grossi e lo rende molto abile nel
dribbling; ma dovrà ricevere il pallone nella giusta porzione
di campo per risultare incisivo. Il rischio è che il lavoro di
raccordo che gli chiederà Pizzi finirà per renderlo meno lucido
negli ultimi venti metri di campo. Se invece l’allenatore dei
Figli del deserto dovesse concedergli la giusta libertà, magari
ci farà divertire.

Federico Aqué: Non possiamo non menzionare forse uno dei
giovani talenti più affascinanti di questo Mondiale, Giorgian
De Arrascaeta è un trequartista piccolo con un gran controllo
di palla e una spiccata predisposizione al passaggio filtrante.
Ha 24 anni, gioca nel Cruzeiro e garantisce a Tabárez
un’opzione più creativa e abile nell’uno contro uno a sinistra,
la fascia in cui viene schierato abitualmente dal CT
uruguaiano, ma anche la possibilità di passare a un centrocampo
a rombo, di cui De Arrascaeta sarebbe il vertice alto.

Ha preso parte al Mondiale Under-20 del 2013, in cui l’Uruguay
è arrivato in finale, perdendo ai rigori contro la Francia di
Pogba, Thauvin, Kondogbia e Umtiti. In quell’occasione commise
uno dei due errori dal dischetto che consegnarono il titolo ai
francesi. Dopo gli esordi col Defensor, con cui è arrivato in
semifinale di Copa Libertadores nel 2014, da tre anni gioca in
Brasile, al Cruzeiro. Anche se Tabárez non ha rinunciato
all’esperienza e all’equilibrio che garantisce “Cebolla”
Rodríguez, De Arrascaeta potrebbe avere un ruolo importante per
aggiungere imprevedibilità e creare connessioni più creative
con i giocatori da cui dipendono le sorti dell’Uruguay: Cavani
e Suárez.



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