L’idea dello zio

Era il 9 luglio 2006 quando l’Italia, al termine di un cammino
straordinario, batteva la Francia in finale laureandosi
campione del mondo per la quarta volta nella storia.
Un’impresa, quella degli azzurri, rimasta impressa nella mente
di tanti, in Italia e non. Esattamente un mese più tardi,
giorno 8 agosto, a Valencia, in Spagna, veniva infatti alla
luce un bambino il cui nome non è dei più comuni: Luca Toni.
Quasi un segno del destino, chiamato in questo modo proprio
dopo la vittoria dell’Italia ai Mondiali, il giovane Luca Toni
ha ben presto iniziato a giocare a calcio, nel Valencia, e
sogna di sfondare nel mondo del pallone. Adesso è salito agli
onori delle cronache per quel nome tanto particolare. “Sono
tanti quelli che mi chiedono se Luca Toni sia davvero il mio
nome – ha raccontato il giovane calciatore a Marca -, è una
storia particolare. Mio padre, che si chiama Toni, voleva che
mi chiamassi come lui, ma mia madre si oppose perché non voleva
saperne di avere un altro Toni in giro per casa. Fu così che a
mio zio venne un’idea: propose di chiamarmi Luca Toni, proprio
come l’attaccante dell’Italia che appena un mese prima aveva
vinto i Mondiali in Germania. Alla fine la scelta fu quella”.
Un nome che lega il giovane Toni all’ex Fiorentina, Bayern
Monaco, Roma e Juventus, anche se i ruoli in campo sono
differenti: “Calcisticamente parlando ho poco a che vedere con
lui – ha concluso il dodicenne del Valencia -, io sono un
difensore e non faccio tanti gol”. Nonostante questo, però, di
lui si continuerà a parlare: impossibile il contrario per chi
si chiama Luca Toni.



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