A Tubize, nel centro sportivo nazionale, il Belgio prepara un
Mondiale che potrebbe voler dire consacrazione. I Diavoli
Rossi, con una rosa insieme giovane ed esperta, in Russia hanno
come obiettivo di arrivare fino in fondo. E il CT Roberto
Martinez ne è cosciente: “Abbiamo giocatori che sanno cosa
significa entrare in nazionale e sono completamente devoti alla
squadra – ha spiegato sulle pagine di Repubblica – Ho un gruppo
di ragazzi abituati a giocare insieme da quando erano
ragazzini. Sono cresciuti insieme. I bambini dell’epoca sono
diventati grandi campioni, ma quando vengono in nazionale
tornano a essere i bambini che erano. È un sentimento che si
ritrova nelle selezioni del Sudamerica”. E alte sono anche le
aspettative: “Tifosi troppo critici? In generale no. Anche se è
vero che durante le qualificazioni, quando segnavamo gol a
valanga, la gente si è concentrata sul fatto che ne incassavamo
molti. Ci si accanisce sempre su quel che non abbiamo”.

“Nainggolan out per ragioni tattiche, devo restare
neutrale”

Il Belgio sicuramente non avrà nella sua rosa Radja Nainggolan.
Il centrocampista della Roma è stato escluso dallo stesso
Martinez, ufficialmente per scelta tecnica. Non senza
polemiche: “Siamo stati chiarissimi. La ragione della sua
esclusione, che la gente l’accetti o meno, è una ragione
tattica. Non parlo della sua intelligenza tattica ma del modo
in cui gli attaccanti sono disposti nel mio sistema. Non si può
giocare con più di 11 giocatori in campo. Quando si gioca con
Hazard, Mertens e Lukaku nei ruoli offensivi, bisogna prendere
delle decisioni tattiche”. Difficile in ogni caso digerire
l’esclusione dai 23: “Devo restare neutrale – ha continuato il
CT belga – Se non lo fossi, avrei preso Mirallas, con cui ho
lavorato per cinque anni all’Everton. Ma devo valutare quello
di cui la squadra ha bisogno. Questa procedura l’ho applicata
con Mertens, con Hazard e anche con Nainggolan. E siamo
arrivati alla conclusione che ci sono giocatori che hanno
bisogno di essere protagonisti e altri sono gregari. Per i
media è più interessante pensare che dietro la mancata
convocazione di Nainggolan ci sia un attrito tra lui e me, per
esempio. Ma, spiacente, non è questo il caso”.

“Non ambisco a essere popolare. In Russia per cercare di
vincere il Mondiale”

Una decisione netta, dunque, quella di Martinez, a costo di
essere impopolare: “Quando ci si sente compresi è più facile.
Ma il mio lavoro non è di essere popolare. Bisognerà giudicarmi
per quel che succederà in Russia, non per la selezione”, ha
spiegato. Sembra in ogni caso che tra il CT e Nainggolan le
cose non siano funzionate dall’inizio: “Non è così. Non è
sempre stato convocato, è vero, ma ogni volta per motivi
diversi. Che cosa dovrebbero pensare Origi o Mirallas, che
negli ultimi due anni sono sempre stati convocati? Dobbiamo
avere una squadra equilibrata”. Parlando dei Mondiali, il
Belgio li affronterà con solo due attaccanti: “Io potrei
contarne quattro, perché nel Napoli Mertens ha giocato come
attaccante per tutta la stagione e anche Hazard ha giocato
qualche volta così. Preferivo raddoppiare i numeri 10: tra
Mertens, Eden e Thorgan Hazard, Januzaj, abbiamo soluzioni di
ricambio”. Parola chiave flessibilità: “Siamo una squadra
costruita per avere il pallone. Perciò dobbiamo avere delle
personalità che abbiano la capacità di conservarlo. E dobbiamo
aggiungere un elemento fisico capace di permetterci di
recuperarne il possesso il più velocemente possibile”. Una
battuta finale sul grande obiettivo: “Noi possiamo vincere. Non
andiamo in Russia per vincere ma per cercare di vincere. Il
fallimento sarebbe non provarci”, ha concluso Martinez.



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