La Germania non ha giocato un grande Europeo, ma arriva a
questo Mondiale da campione in carica. Come vedete le sue
possibilità di vittoria? Ci sono novità rispetto a due anni fa?

Fabio Barcellona: Joaquim Löw ha sperimentato molto dopo
l’Europeo di due anni fa. Ha affrontato la Confederations Cup
dell’estate scorsa senza Neuer, Boateng, Hummels, Khedira,
Kroos, Özil, Reus, Müller riuscendo comunque a vincerla.

Al tirare delle somme, però, dei titolari della Germania
campione saranno sostituiti solo Lahm e Klose, ritiratisi,
Schweinsteiger, per sopraggiunti limiti di età, e Benedikt
Höwedes, tormentato dagli infortuni alla Juventus. Di fatto,
tutte sostituzioni forzate dagli eventi, mentre nessuno dei
tanti giovani prodotti dal fertile vivaio tedesco è oggi
ritenuto superiore ai campioni del 2014.

La continuità del blocco titolare costituisce comunque un punto
di forza della Germania. La profonda conoscenza reciproca tra i
calciatori consente a Löw di mantenere alto il livello tattico
della squadra, da anni una delle più evolute tra le Nazionali,
che, spesso, non riescono invece ad avere un’organizzazione
paragonabile a quella dei club. La base di partenza è il
4-2-3-1 che la scelta e i movimenti del trequartista centrale
possono plasmare fluidamente in un 4-3-3. Nel cassetto degli
attrezzi tattici è anche presente la difesa a 3, vista, ad
esempio, nei quarti di finale degli Europei, per difendere
meglio contro le due punte, sempre molto vicine, dell’Italia di
Antonio Conte. La flessibilità tattica è una delle
caratteristiche della Nazionale tedesca, ma è accompagnata da
una continuità strategica che definisce l’identità della
squadra. Il recupero alto del pallone in fase di non possesso,
il gioco tra le linee favorito dalla costante occupazione
dell’ampiezza per dilatare orizzontalmente le linee difensive
avversarie, sono le pietre angolari del gioco di Löw.

L’undici tipo, come detto, è già disegnato. In porta, Neuer
sembra avere recuperato in tempo dal suo lungo infortunio. I
centrali saranno Boateng e Hummels, fondamentali nella
costruzione del gioco. Il primo eccelle sul lungo, specie
incrociando il lancio, mentre Hummels si fa preferire per la
capacità di tagliare le linee coi suoi filtranti. Sulle fasce
giocheranno Kimmich e Hector, terzino del retrocesso Colonia
che pare volere seguire la sua squadra in Zweite Bundesliga.

In mezzo al campo ci saranno Toni Kroos e Sami Khedira, con il
primo a organizzare le fasi iniziali della manovra e il secondo
pronto a coordinare i propri movimenti con quelli dei
trequartisti per creare linee di passaggio avanzate. Il
centravanti sarà probabilmente Timo Werner del RB Lipsia, in
grado di dare profondità e velocità in ripartenza. Dietro
Werner, Müller e Draxler sembrano i punti fermi, con Özil a
contendersi un posto con Reus e il giovane Brandt.

Proprio la posizione di Müller e Özil può essere una delle
variabili tattiche a disposizione di Löw. Il giocatore del
Bayern Monaco può dare, in posizione centrale, peso e
profondità all’attacco, mentre Özil disegna una squadra ancora
più manovriera nell’ultimo terzo di campo. La scelta di Brandt
al posto di Leroy Sané testimonia la volontà di Löw di avere
alle spalle del proprio centravanti giocatori versatili, in
grado di giocare ogni posizione, sia internamente che
esternamente.

Quali i difetti allora? Forse quelli di sempre: difficoltà a
difendere con piena efficacia dopo il fallimento del primo
pressing, con problemi nelle marcature preventive e nella
gestione del transizioni negative; e una latente mancanza di
penetrazione della brillante manovra offensiva. E in più,
nonostante tutto, un blocco di giocatori che, sebbene ancora
giovane, è all’ennesima grande competizione e che, come due
anni fa, rischia di non riuscire, per questo, a mantenere per
tutto il torneo la ferocia necessaria per vincere. La Germania
ha di certo le qualità per ottenere una storica doppietta, ma
dovrà sudare molto se vorrà ottenerla.

Flavio Fusi: Complice anche un girone di qualificazione
tutt’altro che ostico, la Nazionale allenata da Löw era
riuscita a inanellare una serie di 22 partite senza sconfitte,
prima di perdere contro il Brasile in un’amichevole di
preparazione al Mondiale. Certo, il girone di qualificazione
era tutt’altro che irresistibile per la superpotenza tedesca,
ma rimane il fatto che poche altre Nazionali riescono a
mantenere una tale continuità, soprattutto nei periodi a
cavallo tra due competizioni internazionali, quando di solito
si assiste a un fisiologico riassetto della rosa e di
conseguenza degli equilibri di gioco.

La Germania, prima nel ranking FIFA, non è riuscita
nell’impresa di vincere Mondiale ed Europeo, come invece aveva
fatto la Spagna, perdendo la semifinale della massima
manifestazione continentale con i padroni di casa della
Francia. Ma grazie allo smisurato bacino di alternative di
livello a disposizione di Löw (l’esclusione di Sané la dice
lunga sulla quantità di talento a disposizione del CT, ma anche
sulla sua convinzione nel proprio progetto tattico), frutto
delle vincenti politiche tecniche varate nel post 2006, è la
favorita di diritto del Mondiale russo.

La Nazionale tedesca ha dato una dimostrazione di forza
impressionante alla Confederations Cup, nonostante gli
esperimenti di Löw, che ha praticamente portato la squadra B e
provato il 3-5-2, adesso un’alternativa valida al tipico
4-2-3-1. Ha inoltre aumentato la competizione interna non solo
per le maglie da titolari, ma per un posto tra i 23: oltre a
Sané anche Leno, Götze, Weigl, Can e Wagner vedranno il
Mondiale alla TV.

I principi di gioco rimangono quelli moderni che hanno segnato
la rinascita del movimento dell’ultimo decennio: dominio del
pallone e riconquista immediata della sfera ogniqualvolta viene
persa. Rimangono però ancora alcune perplessità sulle capacità
di proporre un possesso che sia sempre e comunque pericoloso e
non fine a sé stesso. Le scelte di Löw vanno esattamente
nell’ottica di risolvere questa criticità, visto che ha deciso
per giocatori offensivi che siano il più possibile a proprio
agio nello svariare per tutto il fronte offensivo e che allo
stesso tempo siano abituati a giocare nello stretto ma anche ad
attaccare la profondità. Nell’ultimo anno si sono viste scelte
poco ortodosse, con persino un centrocampo con Kroos vertice
basso e Özil, Stindl (che non ci sarà) e Müller da trequartisti
centrali.



Source link

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here