Il momento più alto del golf italiano. La consacrazione di un giocatore incommensurabile, per tecnica, abnegazione, costanza e rendimento. Francesco Molinari, con un weekend perfetto, con le ultime 36 buche senza bogey, con una qualità di gioco che ha neutralizzato anche il tentativo di rimonta del grande Tiger Woods (suo compagno di gioco nell’ultimo giro), ha vinto il 147esimo Open Championship: il torneo più antico del mondo, il torneo più importante tanto che i britannici lo chiamano semplicemente “The Open”.

Una vittoria che non ha eguali, alla quale solo Costantino Rocca era andato vicino, perdendo al playoff contro John Daly nel 1995. Una vittoria che è già leggenda: il primo italiano a vincere un torneo dello Slam. In questo momento, nel mondo, nessuno è come lui. Primo o secondo negli ultimi 5 tornei giocati, praticamente una macchina.

Vincitore al BMW PGA Champioship di Wentworth, secondo all’Open d’Italia, trionfatore al Quicken Loans nel Maryland – diventando il primo italiano a vincere sul circuito americano -, secondo al John Deere, sublimando il tutto con la consacrazione dell’Open Championship, sul percorso di Carnoustie, il più difficile links del mondo. Molinari, con il suo consueto stile che non tradisce emozioni ma che alla fine, quando si è reso conto dell’immensità del risultato, è passato in pochi secondi dal sorriso al pianto. L’azzurro ha recuperato 3 colpi al vincitore dello scorso anno Jordan Spieth, chiuso la porta in faccia a qualsiasi avversario e dimostrato che se c’è un dio del golf, oggi porta il suo nome.

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