Nuovo campionato, nuovi volti per la nostra Serie A. Anche quest’anno infatti, sono numerosi i calciatori sconosciuti (o quasi) acquistati durante l’ultimo calciomercato. In quest’articolo analizzeremo, squadra per squadra, alcuni tra i più promettenti e talentuosi dell’intero campionato, descrivendone le singole capacità ed i punti deboli di ognuno di loro.

Atalanta

Classe 1993, Emiliano Ariel Rigoni è uno dei volti nuovi dell’Atalanta di Gasperini. Cresciuto nelle giovanili del Belgrano con cui esordisce da professionista, dopo due stagioni in crescendo passa all’Independiente, dove segna all’esordio proprio contro il Belgrano. Gol e assist nei due anni con i Los Diablos Rojos attirano l’attenzione dello Zenit. In Russia il rendimento è altalenante, poiché fatica in campionato ma brilla in Europa League.

IL RUOLO – Esterno offensivo ambidestro, può giocare su entrambe le corsie anche se predilige quella destra. È stato schierato anche da trequartista centrale dietro una o due punte ma è sulle fasce che dà il meglio di sé.

CARATTERISTICHE TECNICHE – Gran bella tecnica individuale anche ad alta velocità, Rigoni è un giocatore versatile ed imprevedibile, capace di saltare l’uomo e puntare la porta senza dare punti di riferimento grazie alla qualità di giostrare con entrambi i piedi. Ha il difetto di vedere poco la porta e di essere poco continuo durante una stagione. Quando è in giornata, però, è una furia: chiedere info alla Roma di Eusebio Di Francesco.

Bologna

 Classe 1991, paraguaiano di San Lorenzo, Federico Javier Santander Mereles è uno dei volti nuovi del del Bologna guidato da Filippo Inzaghi. Inizia a giocare nel Guaranì con il quale ha esordito in prima squadra a 16 anni nel match contro il Tacuary vinto 5-2 anche grazie ad un suo gol. La sua prima esperienza europea, in Francia con il Tolosa, dura solo per una stagione prima di giocare in Argentina con le maglie di Racing e Tigre prima di tornare al Guaranì e contribuire in modo sostanzioso alla cavalcata nella Libertadores 2015 fermata solo in semifinale dal River Plate futuro campione. Dopo quel torneo il trasferimento in Danimarca al Copenaghen. Con i suoi gol il paraguaiano ha contribuito all’accoppiata Coppa-Campionato nel 2017 oltre ad aver accumulato esperienze in Champions ed Europa League.

IL RUOLO – Attaccante centrale, nel Copenaghen ha giocato spesso insieme all’atalantino Cornelius il che lo rende potenzialmente ideale per il 3-5-2 di Inzaghi con accanto Falcinelli o Destro.

CARATTERISTICHE TECNICHE – Centravanti solido fisicamente (187 cm per 84 kg) tanto che il suo soprannome è El Ropero ovvero l’armadio, Santander è un giocatore tutto cuore capace di esaltare il pubblico non tanto per i suoi gol quanto per il modo da combattente che ha di affrontare le partite. Abile anche in fase di ripiegamento – con tutta probabilità dovuta al suo passato da mediano davanti alla difesa -, l’ex Copenaghen può rappresentare un’arma molto interessante nelle partite in trasferta grazie alla sua capacità di sacrificio. E al colpo di testa, vero punto di forza del 27enne che ha tutto per diventare un beniamino del Dall’Ara.

Cagliari

Dopo l’ingaggio di Srna ed il rientro alla base di Pajac, il Cagliari ci prende gusto con i croati, e porta in Sardegna Filip Bradaric per rinforzare la mediana, con quantità e qualità. Il centrocampista nasce a Spalato l’11 gennaio del 1992. Il suo processo di crescita calcistico si concretizza nell’Hajduk Spalato, anche se la maturazione definitiva arriva al Rijeka, nel campionato sloveno, che lo prepara al grande salto sia nella nazionale maggiore, con cui ottiene la medaglia d’argento (da attore non protagonista) al Mondiale di Russia, e nel calcio che conta, con la chiamata del Cagliari di Giulini.

IL RUOLO – Centrocampista d’ordine, Bradaric arriva per guidare il centrocampo sardo, con grande dinamismo, interpretando in maniera moderna il ruolo di regista, che potrà essere cucito perfettamente sulla sua pelle nel modulo scelto da Rolando Maran.

CARATTERISTICHE TECNICHE – 185 cm per 77 chili. Presenza importante in mezzo al campo. Come detto, non ha avuto un ruolo da protagonista a Russia 2018, ma c’è da considerare la qualità del centrocampo croato nella sua formazione titolare. Destro naturale, che non disdegna l’uso del piede debole, Filip Bradaric si distingue per la lucidità nell’impostazione del gioco, con il ricorso anche a interessanti verticalizzazioni e lanci lunghi. Dinamico in mezzo al campo, svolge anche una buona fase di interdizione, bilanciando bene le due frasi e trasformando sempre con puntualità l’azione da difensiva in offensiva.

 Chievo Verona

Dopo gli addii degli esperti Dainelli e Gamberini, per i gialloblu era giunta l’ora di fare un po’ di restyling in difesa. In questa ottica si registra l’acquisto di Federico Barba, rientrato nel campionato italiano dopo l’esperienza spagnola allo Sporting Gijon. Barba nasce a Roma l’1 settembre del 1993 ed è nella capitale che cresce a livello calcistico, dalla Totti Soccer School (ex AS Axa Calcio), prima di arrivare alla Roma grazie al trampolino offerto dalla Cisco Roma. Non riuscendo a sfondare in giallorosso, Federico si trasferisce a Grosseto, dove, dopo l’esordio contro il Modena, si afferma come giocatore dal futuro roseo, nonostante la retrocessione dei biancorossi. Resta in Toscana, passando all’Empoli, dove esordisce di nuovo contro il Modena e mette il suo mattone nella promozione in A. Esordisce nella massima serie contro il Cesena, e al secondo gettone segna anche, contro la Lazio. Poi le parentesi estere: prima in Germania allo Stoccarda (condizionata dagli infortuni), e poi in Spagna, allo Sporting Gijon, nella Segunda Division, prima del nuovo rientro in Italia, alla corte di D’Anna.

IL RUOLO –  Perfetto in coppia nella difesa a 4 come centrale di sinistra, ma all’occorrenza sa anche disimpegnarsi nel ruolo di terzino sinistro, che ha ricoperto discretamente qualche volta nel corso della sua carriera.

CARATTERISTICHE TECNICHE – Barba è un difensore che tiene bene il contrasto e che legge in maniera discreta l’azione con buoni tempi di anticipo sugli attaccanti avversari. Abile nel gioco aereo, Barba accoppia la sua fisicità a un buon dinamismo. Piede mancino naturale, sa coniugare le due fasi di gioco, con buona propensione anche alla fase di impostazione.

Empoli

Il talento palermitano che andava a seguire i rosanero allo Stadio Renzo Barbera da tifoso prima di intraprendere il proprio percorso da professionista diventando il talento più cristallino prodotto dal settore giovanile del Palermo. Si tratta del trasferimento più oneroso della storia del club toscano che ha versato 9 milioni di euro nelle casse di Zamparini e ha siglato un contratto molto lungo, sino al 2023 testimonianza di come il club del presidente Corsi creda moltissimo nel ragazzo classe 1996.

IL RUOLO – Attaccante centrale che però ama svariare tantissimo per tutto il fronte d’attacco e che può tranquillamente giocare insieme a una prima punta centrale agendo da seconda punta grazie al background da attaccante esterno maturato nel corso del proprio percorso di crescita.

CARATTERISTICHE TECNICHE – Parlavamo del background di La Gumina e di come questo abbia influito sul suo attuale stile di gioco. Non ha le caratteristiche del classico centravanti statico, quello di manovra, ma un attaccante che ama muovere le difese lontane dalla propria area di rigore e che prova sempre a far valere la propria rapidità. Molti suoi gol sono infatti figli di inserimenti senza palla in cui unisce l’innato fiuto per il gol ai dettami appresi durante il periodo trascorso da ala. Il peggior difetto è quello di risultare a volte troppo “egoista”: ama avere il pallone fra i piedi e preferisce cercare la giocata personale al passaggio facile e questo non sempre gli consente di risultare utile nella circolazione del pallone, ma è un limite che potrà sicuramente migliorare alla corte di Andreazzoli in Serie A.

Fiorentina

Edimilson Fernandes. Di lui i tifosi viola, al momento della definizione della trattativa con il West Ham, sapevano soprattutto che è il cugino di Gelson Fernandes, svizzero ex Chievo e Udinese che non ha lasciato così tante tracce nel nostro campionato. A 22 anni ha la grande chance di dimostrare quanto di buono si dice sul suo conto, di imporsi nel centrocampo “young” di Stefano Pioli.

IL RUOLO – Centrocampista centrale, perfetto per una mediana a quattro se affiancato da un regista, adattabile anche nel ruolo di mezzala destra. All’occorrenza, una volta ambientatosi a 360° e palesate le sue qualità, può anche prendersi la licenza di avanzare di qualche metro il suo raggio d’azione, fungendo da trequartista a tutti gli effetti (specie ora che non c’è più Saponara), specialità già provata nella sua seppur breve carriera.

CARATTERISTICHE TECNICHE – Profilo ideale per il diktat del mercato viola a centrocampo: stazza imponente (190 centimetri di altezza), muscoli e grinta. Una precisa richiesta di Pioli, in ossequio a una svolta che vuole maggior peso e dinamismo nella cintola dell’undici titolare, anche se a discapito di una buona fetta di tecnica. Nelle sue corde una grande velocità, abbinata a una propensione offensiva e un’abilità negli inserimenti interessanti anche per i fantallenatori. Se dovesse meritarsi con Pioli nel giro di qualche settimana le chiavi della mediana, sarebbe il vero equilibratore su cui puntare e affidarsi come collante tra le due fasi di gioco.

Frosinone

Joel Campell nasce in Costarica il 26 giugno 1992, a San Josè. La sua nascita calcistica è invece fissata al 2011, quando, dopo le prime partite da titolare con il Deportivo Saprissa, grazie alle notevoli prestazioni nella Copa America 2011 attira su di sé le attenzioni di numerosi osservatori europei. Il taccuino con il maggior numero di sottolineature associate al suo nome è quello dell’Arsenal, che lo preleva dal Deportivo per 2,5 milioni di euro. L’esordio con la maglia dei Gunners è però rimandato, visto che la prima stagione Campbell la passa in prestito al Lorient, appena passato in Ligue 1. E’ solo l’inizio di una girandola di prestiti che lo vedrà approdare per due volte al Betis Siviglia (squadra in cui ha militato nell’ultima stagione) in apertura e chiusura di sequenza, con alcuni sprazzi di Arsenal nel mentre e tante altre partite lontano dall’ovile, prima in Grecia (Olympiakos), poi ancora in Spagna (Villareal), ed infine in Portogallo (Sporting Lisbona). Uno dei paesi che mancava all’appello era l’Italia, che Campbell avrà modo di visitare per bene nei prossimi mesi, dopo il suo ennesimo passaggio in prestito, questa volta al Frosinone.

IL RUOLO – Campbell è un esterno offensivo dalle buone qualità tecniche, che predilige giocare a destra per poi rientrare al centro, zona del campo in cui riesce a dare libero sfogo alla sua creatività. Un esterno offensivo polivalente, capace di giocare anche al centro dell’attacco in situazioni di emergenza: ecco il profilo scelto dal Frosinone per rincorrere la salvezza.

CARATTERISTICHE TECNICHE – Osservando giocare Campbell, la prima cosa che balza all’occhio non può non essere la facilità di corsa abbinata ad una buona tecnica di calcio. Campbell è uno di quei classici esterni poco strutturati dal punto di vista fisico (178 centimetri di altezza), che amano andare all’uno contro uno col diretto avversario anche in situazioni sin troppo complesse. La sua capacità di associarsi coi compagni è di ottimo livello, mentre difetta un bel po’ in termini di letture difensive e lavoro lontano dalla palla. Sarà interessante capire come riuscirà a calarsi nella parte di esterno offensivo/attaccante di sacrificio al suo primo anno in Serie A, al netto chiaramente di eventuali problemi fisici e di ambientamento generali.

Genoa

Più difficile leggere e scrivere il suo nome che apprezzarne le qualità: lui è Krzysztof Piatek, ha 23 anni ed è il nuovo giovane attaccante in forza al Grifone. Prelevato dal KS Cracovia, il polacco aveva finora giocato in carriera soltanto nel proprio Paese. L’occasione tricolore non si fa scappare e adesso eccolo qui, a mettersi in mostra nelle amichevoli estive provando a entrare da subito nelle grazie di Davide Ballardini con il primo gol in campionato. Ci riuscirà? Se non altro è sulla strada giusta.

IL RUOLO – Classico attaccante centrale da tridente, che sia 3-4-3 o 4-3-3. Sa e può fare reparto da solo, ma spesso e volentieri per doti fisiche e tecniche è stato impiegato anche come seconda punta e persino nel ruolo di ala destra.

CARATTERISTICHE TECNICHE – “Amo Lewandowski, ma sono più simile a Harry Kane”. Ci ha pensato il diretto interessato in conferenza stampa a presentare quelle che dovrebbero essere le sue ‘alte’ qualità, scegliendo non a caso due punti di riferimento tutt’altro che di terza categoria. In effetti, vedendolo giocare, per movenze ricorda un po’ l’inglese, chiaramente con le dovute proporzioni: sponde intelligenti, senso della posizione e una spiccata abilità nell’avventarsi sulle seconde palle per tramutarle in gol o comunque in occasioni importanti. Fisico piuttosto massiccio (183 centimetri di altezza), riesce a coniugare bravura nel gioco aereo a una discreta tecnica di base con la sfera tra i piedi.

Inter

 Nonostante abbia appena compiuto 21 anni, Lautaro Martinez si candida a essere una delle sorprese del prossimo campionato. E anche di quelli negli anni a venire. L’esordio nel massimo campionato argentino a soli 17 anni, il titolo di capocannoniere in Nazionale nell’ultimo campionato sudamericano Under 20, le prime convocazioni di Sampaoli con i “grandi”. Il soprannome che gli hanno affibbiato in patria, “El Toro”, non è casuale. L’obiettivo numero uno è di farsi apprezzare e confermare quanto di buono dimostrato finora anche in Italia. Quello minimo, chiaramente. Perché per lui, all’orizzonte, si prospetta una carriera foriera di elogi e di successi. Così come è stato per gli illustri predecessori connazionali in nerazzurro. Cambiasso, Milito, Javier Zanetti: ripercorrere le loro orme significherebbe entrare nella storia di questo club.

IL RUOLO – Centravanti purissimo, ideale come perno centrale all’interno di un 4-3-3 o un 4-2-3-1. Per caratteristiche, tuttavia, può tranquillamente adattarsi anche al ruolo di seconda punta. Una specifica non da poco, visto che nel prossimo campionato (e forse non solo quello) avrà nel suo stesso ruolo un certo Mauro Icardi. Morale della favola: meglio affiancarlo che contendergli il posto.

CARATTERISTICHE TECNICHE – Giocatore caparbio, che non molla un pallone, che non arretra di un centimetro e che ci mette il cuore in ogni frangente. Racchiude in sé il mix del centravanti moderno: può sia fare reparto da solo sfruttando un’esplosività atletica comunque notevole, sia fare da spalla ideale a un compagno che gli spizzi le palle alte così da innescare la sua ottima rapidità.

Juventus

Dopo Sami Khedira, un altro tedesco è pronto ad abbracciare la Vecchia Signora. Parliamo ovviamente di Emre Can (pronunciato ‘Cian’, come ci ha tenuto lui stesso a dire), grande colpo di mercato dell’estate bianconera arrivato a parametro zero dal Liverpool (ma a fronte di un pagamento di 16 milioni di euro di commissioni). Nato a Francoforte sul Meno il 12 gennaio 1994 da una famiglia di origini turche, il giovane Emre Can si forma calcisticamente nelle giovanili della sua città natale (prima nell’SV Blau-Gleb Frankfurt, poi nell’Eintracht Frankfurt); nel 2009 a soli 15 anni viene notato e prelevato dal Bayern Monaco, squadra che lo terrà sotto contratto fino all’estate del 2013, quando passa al Bayer Leverkusen. Lì gioca una stagione da protagonista, attirando su di sé proprio le mire del Liverpool di Brendan Rodgers che lo acquista per circa 14 milioni di euro. Con la maglia dei reds Emre Can gioca in totale 167 partite, realizzando 14 gol e 12 assist in 4 stagioni, dove acquisisce esperienza e maturità che lo rendono un calciatore totale, tra i più versatili della Premier League.

IL RUOLO – Parola d’ordinejolly. In carriera il ragazzo ex Liverpool ha giocato in quasi tutte le posizioni del campo, da terzino sinistro a terzino destro, da centrale difensivo a mediano davanti la difesa. Insomma, Emre Can è un centrocampista totale, bravo a giocare sia in una mediana a 2 che in un quella a 3, schieramento in cui può ricoprire praticamente tutti i ruoli: da perno centrale a mezz’ala box-to-box. Una manna per Max Allegri e per tutti gli allenatori.

CARATTERISTICHE TECNICHE – Fisico imponente (è alto 1.86 m), Emre Can è un destro naturale, ma non disdegna l’uso del sinistro, altro segno della sua grande versatilità. Bravo nei contrasti e intelligente tatticamente, il tedesco ha mostrato negli anni grande attitudine alla fase difensiva, ma allo stesso tempo è bravissimo a lanciarsi in attacco e posizionarsi al limite dell’area di rigore per scatenare il suo destro.

Lazio 

Joaquin Correa. Prima dei biancocelesti, la Sampdoria. I blucerchiati infatti prelevarono il talento argentino classe 1994 dall’Estudiantes a gennaio del 2015 e, dopo i primi 6 mesi vissuti tra scetticismo e tanta panchina, nella seconda annata di Serie A il “Tucu” ha dimostrato di avere doti sicuramente superiori alla media. Al punto che meno di due estati fa gli andalusi sborsarono 13 milioni più 5 legati a una futura cessione. Cessione che si è concretizzata oggi, con le visite mediche e la nuova tappa Lazio. Un’avventura da scoprire, con la consapevolezza che sì, Correa potrà davvero essere un valore aggiunto per Simone Inzaghi.

IL RUOLO – E’ il classico elemento che ama galleggiare tra le linee, senza dare alcun punto di riferimento. Predilige la fascia sinistra in un classico tridente, ma può giocare senza problemi anche a destra e sulla trequarti. Ed è proprio in quest’ultima porzione di campo che alla Lazio sarà principalmente impiegato, al fianco o al posto di Luis Alberto per servire palloni d’oro a Ciro Immobile.

Tecnica da vendere, dribbling invidiabile e gran controllo di palla. Per movenze ricorda un po’ Javier Pastore e un po’ Josip Ilicic: ritmo cadenzato, accelerazioni improvvise, quando sembra che abbia perso la sfera eccolo sfornare una magia nello stretto per liberarsi di 2-3 avversari. Forse a volte un po’ troppo testardo nel cercare l’uno contro uno, ma è un difetto che sta correggendo col tempo. Rapido nonostante una struttura fisica molto importante (188 centimetri di altezza). Nelle ultime tre stagioni due infortuni muscolari di media entità che lo hanno tenuto fuori complessivamente circa due mesi. Niente di così rilevante, ma comunque un aspetto da tenere a bada. Dal punto di vista disciplinare, un giocatore esemplare: tra Sampdoria e Siviglia solo quattro gare saltate (una per rosso diretto, tre per somma di ammonizioni).

Milan

 Il triplice botto finale della calda estate milanista targata Leonardo + Maldini ha portato ai piedi del Duomo anche lui. Samuel Castillejo, per tutti semplicemente ‘Samu’, quello che in Spagna viene considerato uno dei maggiori talenti in rampa di lancio del calcio iberico. A 23 anni, dopo tre ottime stagioni col Villarreal, ha la seria occasione per dimostrarlo. Dipende tutto da lui: la piazza non è particolarmente ‘scaldata’ per il suo arrivo, avrà però a disposizione diverse chance per convincere anche i più scettici. Nato a Malaga il 18 gennaio del 1995, cresce calcisticamente nella squadra della sua città prima di esordire nella Liga nel 2014, a soli 19 anni. Impressiona da subito, al punto da convincere il Sottomarino Giallo all’investimento dodici mesi più tardi. E ora eccolo qui, sbarcato a Milano in contemporanea con gli altri (ultimi) due volti nuovi, Laxalt e Bakayoko. Trasferimento in prestito oneroso con obbligo di riscatto, per un’operazione (‘alleggerita’ dal ritorno nella Liga di Bacca) complessivamente da circa 17-18 milioni di euro.

IL RUOLO – Ama giocare come esterno offensivo a destra in un tridente per rientrare e sfruttare il suo mancino, ma può essere adattato senza particolari problemi anche sulla corsia destra. Una soluzione aggiuntiva importante per Gattuso, specie per quando non avrà a disposizione Calhanoglu e volesse confermare Bonaventura come mezzala senza spostarlo in avanti.

CARATTERISTICHE TECNICHE – Dribbling notevole, velocità, tecnica da vendere, il tutto abbinato a un sacrificio in fase di ripiego che tanto piace agli allenatori. Il suo modo di giocare, tanto per restare in tema rossonero, ricorda incredibilmente quello di Suso: punta l’avversario per saltarlo secco e andare col mancino a giro a cercare il palo lungo. Diversi gol già fatti in carriera in questo modo, per cui definirlo un ‘doppione’ dell’ex Genoa e Liverpool in tal senso è più un complimento che un punto a suo sfavore. Fisico non esattamente brevilineo (182 centimetri di altezza), buona cattiveria nei contrasti e intelligenza tattica oltre che atletica nel saper gestire le energie. Insomma, un profilo decisamente interessante.

Napoli

 Lui è Fabián Ruiz Peña, ma per tutti è noto solo con il nome Fabián (attenti all’accento sulla seconda ‘a’) ed è il terzo acquisto più costoso dell’era De Laurentiis al Napoli dopo quelli di HIguain e Milik. Nato il 3 aprile 1996 a Los Palacios y Villafranca nel cuore dell’Andalusia, il giovane spagnolo si forma calcisticamente nel Real Betis Siviglia, dove percorre tutta la trafila delle giovanili. Dopo una piccola parentesi in prestito all’Elche, torna al Betis per volere del tecnico Quique Setien che lo mette al centro del nuovo progetto tattico, una crescita confermata dai numeri della sua ultima stagione in Spagna: 35 gare disputate, 3 gol e 6 assist per lui. Tutti lo vogliono, ma è il Napoli ad affondare il colpo decisivo dopo un corteggiamento durato settimane: il 5 luglio De Laurentiis paga la clausola da 30 milioni presente nel suo contratto e Fabian Ruiz diventa ufficialmente un nuovo giocatore del Napoli, firmando un quinquennale da 2.5 milioni all’anno.   

 IL RUOLO – Un po’ regista, un po’ trequartista. Difficile inquadrare Fabian in un ruolo specifico, data l’ampia gamma di giocate a disposizione dello spagnolo. Se volessimo dargli una collocazione per “convenzione”, parleremo di un centrocampista totale, una mezz’ala di spinta capace sia di impostare il gioco (la cantera del Betis lo ha plasmato sul modello del tiki-taka, affinandone le qualità di palleggio) che ad accompagnare l’azione verso la trequarti e finalizzarla con un assist per i compagni o con una conclusione a rete.

 CARATTERISTICHE TECNICHE – Fabiàn ha dalla sua un fisico statuario di 1.89 m, dote che lo inserisce nel solco di altre mezz’ali europee top come Pogba Milinkovic-Savic, sebbene non abbia ancora toccato quelle vette. Detto delle grandi doti atletiche, il ragazzone spagnolo ha anche una tecnica individuale sopra la media, e non è un caso che da giovanissimo lo paragonassero perfino a Messi per la qualità delle giocate effettuate col sinistro, il suo piede forte.

Parma

Tra le rivelazioni dell’ultimo campionato di Serie B c’è senza dubbio Leo Štulac. Nato a Capodistria il 26 settembre 1994, lo sloveno ha saputo ritagliarsi un ruolo da protagonista tra le fila del Venezia di Filippo Inzaghi nella seconda parte della scorsa stagione; tuttavia la sua esplosione era considerata, da diversi addetti ai lavori, solo una questione di tempo. Štulac ha esordito a neppure 17 anni tra i professionisti con la maglia del FC Koper, squadra con cui ha completato tutto il percorso del settore giovanile e nell’estate del 2016 è stato portato da Giorgio Perinetti al Venezia. La sua abnegazione è stata premiata nell’arco della passata stagione, quando è riuscito a scalare le gerarchie di Filippo Inzaghi e a conquistarsi la maglia da titolare e le attenzioni di diversi club di Serie A. Alla fine l’asta è stata vinta dal Parma per una cifra vicino ai 1.3 milioni di Euro.

IL RUOLO – Il suo punto di riferimento è Andrea Pirlo e come l’ex regista di Milan e Juventus lo sloveno ha trovato la sua dimensione ideale arretrando dal ruolo di trequartista a quello di regista davanti alla difesa. Ovviamente le capacità tecniche tra i due non sono neppure lontanamente paragonabili, ma il modo di giocare sì. Dopo il suo arrivo in Italia Štulac è stato infatti impiegato più come regista che come trequarstista ed anche nel nuovo Parma di Roberto D’Aversa lo sloveno dovrebbe calcare quelle zolle. Ovviamente nel 4-3-3 proposto da D’Aversa il suo ruolo sarebbe quello di fulcro del gioco, ma in caso di necessità potrebbe essere spostato anche nel ruolo di mezz’ala sul centro-destra per aver maggiori opportunità di avvicinarsi all’area avversaria e tentare la conclusione.

CARATTERISTICHE TECNICHE – Come detto il suo percorso ricorda vagamente quello di Andrea Pirlo. Come il regista bresciano anche questo giovane sloveno è in possesso di tutte le caratteristiche di un regista moderno: abile nel dettare i tempi di gioco, riesce a disimpegnarsi egregiamente sia nei passaggi nello stretto che nei lanci in profondità ad innescare le punte. Il vero piatto forte della casa resta però la grande precisione e forza nei tiri dalla distanza. Già nello scorso campionato di Serie B Štulac è riuscito più volte a battere i portieri avversari con le sue conclusioni da fuori area, sia su azione che su calcio da fermo, e questa potrebbe confermarsi un’arma importante anche per la sua prima stagione in Serie A.

Roma

Giovane, tutto da scoprire, eppure, Justin Kluivert non ha bisogno di alcuna presentazione. Figlio di Patrick, ha tutta la voglia di riscattare la magra figura fatta dal padre con la maglia del Milan qualche anno fa. Justin nasce a Zandaam il 5 maggio del 1999. La sua carriera, ancora decisamente verde, è legata interamente all’Ajax, con cui è cresciuto da quando era piccolo, fino all’approdo in Prima Squadra, con l’infortunio di Younes che gli ha aperto le porte della titolarità, culminata in due stagioni ottime, soprattutto la seconda, con 10 gol segnati in 30 partite. Una buona media, annacquata dal dato complessivo, che resta comunque buono, di 12 reti in 44 presenze. Parallelamente Kluivert sale tutti i gradini della nazionale olandese, fino a giungere all’esordio contro il Portogallo in amichevole con la nazionale maggiore.

IL RUOLO – Fronte offensivo di sinistra, anche se Justin si apre a numerose interpretazioni del ruolo. Capace di giocare anche da prima o seconda punta, il giovane olandese però dà il meglio di sé partendo da sinistra, potendo così accentrarsi e cercare il cuore del campo o il tiro con il destro (piede preferito, ma non dominante) rappresenta l’identikit perfetto nell’interpretazione del ruolo di esterno offensivo voluto da Eusebio Di Francesco.

CARATTERISTICHE TECNICHE – Fisico minuto e velocità innata. Justin Kluivert distribuisce 66 kg su 171 cm. Fa del dinamismo e della velocità il suo cavallo di battaglia. Ciò presuppone una carenza inevitabile in forza e tenuta fisica nei contrasti, ma la capacità nel dribbling e nello stretto può fare sempre la differenza, anche perché, rispetto alla canonica ala d’attacco, Justin abbina alla velocità anche una sensibile qualità nella capacità decisionale e nella scelta dell’ultimo passaggio. Bravo con entrambi i piedi, Kluivert è dotato anche di un buon tiro, soprattutto nella precisione, piuttosto che nella potenza.

Sampdoria

 Papà indonesiano e mamma italiana, Emilio “Emil” Audero Mulyadi è nato a Mataram il 18 gennaio 1997. Lì, nel paese natio del padre, ci resta un anno prima di trasferirsi in Italia con la famiglia – per la precisione a Cumiana, nel torinese – ed iniziare a giocare da giovanissimo. Alla Juve ci arriva 11enne scoperto da Michelangelo Rampulla. Fa tutta la trafila delle giovanili fino a diventare titolare della Primavera ed entrare stabilmente nel giro della prima squadra come terzo portiere. L’esordio tra i professionisti avviene a Bologna, nell’ultima giornata del campionato 16-17. L’estate successiva il trasferimento a Venezia, dove gioca titolare gran parte del campionato di Serie B.

IL RUOLO – Portiere in grande ascesa, su cui in tanti sono pronti a scommettere, titolare dell’Under 21 che guarda all’Europeo casalingo del prossimo giugno.

CARATTERISTICHE TECNICHE – Essenziale: è questo il termine che più si addice ad Emil Audero. È un portiere che non lascia spazio a troppi ghirigori ma punta alla concretezza, all’intervento semplice ma risolutivo, alla via più breve per evitare gol. I 192 cm uniti alla forza delle gambe gli permettono di coprire molto spazio rapidamente, soprattutto nelle uscite che sono il suo punto di forza insieme alle uscite sulle palle alte. Deve migliorare nel gioco con i piedi, ma parte già da una buona base.

Sassuolo

Marlon Santos da Silva Barbosa, per tutti Marlon, nasce a Duque de Caxias nello Stato di Rio de Janeiro il 7 settembre 1995. Dà i primi calci al pallone nel Fluminense dove poi fa il suo esordio da professionista nel 2014 nella sfida vinta 5-2 contro il Sao Paulo. Nel 2016 il Barcellona lo prende in prestito e lo fa giocare principalmente nella squadra B, con due presenze in prima squadra. L’estate passata i blaugrana lo acquistano e lo girano subito in prestito al Nizza, dove dopo l’esordio contro il Monaco gioca con regolarità. Ma il prestito biennale si interrompe alla fine della stagione 17-18, con il ritorno al Barcellona e l’acquisto da parte del Sassuolo. Nel 2015 Marlon ha giocato con il Brasile il Mondiale U20 perdendo la finale contro la Serbia di Milinkovic-Savic.

IL RUOLO – Difensore centrale, dà il meglio di sé in una difesa a 4 dove si disimpegna egregiamente sia sul centrodestra che sul centrosinistra.

CARATTERISTICHE TECNICHE – Difensore solido fisicamente e con buone qualità tecniche, Marlon rappresenta un investimento molto interessante per il Sassuolo di De Zerbi. La sua abilità nell’impostare e nel salire palla al piede rappresentano assi preziosi da giocarsi per prendere il posto da titolare. Aggiungete anche un senso della posizione molto sviluppato e avete materiale su cui il tecnico neroverde potrà lavorare. Se con profitto o meno dipenderà anche da quanto il brasiliano riuscirà a limare i suoi difetti, in primis la copertura della profondità.

Spal

 Un rinforzo con esperienza da vendere per la Spal. Johan Djourou è reduce dal Mondiale in Russia (il terzo disputato in carriera con 2006 e 2014), dove, con la sua Svizzera, è stato eliminato agli ottavi di finale: contro la Svezia (sconfitta per 1-0) ha giocato da titolare al centro della difesa in coppia con Akanji, vista l’assenza per squalifica di Schär, inamovibile nelle tre gare del girone. Ma oltre che con la maglia della Nazionale elvetica, il difensore classe ’87 può contare su un lungo trascorso in Premier League, con l’Arsenal che gli ha permesso di giocare anche in Champions League, e in Bundesliga, con Hannover (breve prestito) e poi Amburgo, squadra di cui è diventato anche capitano. Nella passata stagione ha giocato invece in Turchia: 18 presenze (bloccato da un infortunio) ed 1 gol con la maglia dell’Antalyaspor che ha chiuso al quattordicesimo posto in classifica. Svincolatosi, ha potuto firmare con il club emiliano un contratto annuale con obbligo di rinnovo a determinate condizioni per un’ulteriore stagione.

IL RUOLO – Difensore centrale, andrà ad innestarsi nello schieramento a tre della retroguardia di Semplici che ha ben figurato in particolare nella parte finale della passata stagione chiudendo 5 delle ultime 12 gare a rete inviolata. Al Paolo Mazza fu bloccata anche la Juventus sullo 0-0. La concorrenza formata dal talentuoso Vicari, dall’esperto Felipe, da Cionek (e Salamon), non può spaventare; da verificare l’adattamento al diverso modulo di gioco visto che in carriera, oltre a ricoprire assai sporadicamente la posizione di mediano, ha giocato prevalentemente in una difesa a quattro.

CARATTERISTICHE TECNICHE – Roccioso e forte fisicamente dall’alto dei suoi 192 centimetri, può far valere la sua abilità del gioco aereo per avere meglio sugli attaccanti avversari. Raramente riesce invece ad essere incisivo in zona gol sugli sviluppi dei calci piazzati: pochissimi centri in carriera. Buon senso della posizione e discreta velocità ne fanno un profilo tutto sommato completo e adattabile alle varie esigenze.

Torino

 Nato a Parigi da genitori ivoriani il 17 marzo 1994, Souahilo Meïté scalda i motori per la sua prima avventura in Serie A. Il giocatore approda al Torino nell’ambito dell’operazione che ho portato Barreca al Monaco, percorrendo dunque la strada inversa. Appena 24enne, Meité ha già maturato una notevole esperienza (perlopiù in patria): nel 2008 inizia a calciare i primi palloni nelle giovanili dell’Auxerre, per poi passare in prima squadra nel 2011. Due anni dopo si trasferisce al Lille, dove trova maggiore spazio nella prima stagione, mentre in quella successiva le presenze sono ridotte all’osso.

La svolta arriva però nel 2016/2017: il francese si comporta davvero bene in Jupiler Pro League, tanto da convincere il Monaco a riportarlo in Ligue 1 nell’estate del 2017. L’aria del Principato non giova però al ragazzo, che colleziona appena 3 presenze con i monegaschi (2 in campionato, 1 in Champions League). A gennaio viene dunque ceduto in prestito al Bordeaux, dove rinasce nuovamente: torna ad essere una pedina imprescindibile, con 19 presenze (di cui una in Coppa di Francia), 1 gol e 2 assist negli ultimi sei mesi del campionato. Il 10 luglio 2018 approda al Torino, che lo preleva a titolo definitivo.

Udinese

 Nato a Tucupita (Venezuela) nel 1993, Darwin Machis inizia la sua carriera nell’immancabile squadra del quartiere, il Mineros de Guayana, prima di passare direttamente in Europa nell’estate del 2012, acquistato dal Granada della famiglia Pozzo, sempre alla ricerca di giocatori praticamente sconosciuti, soprattutto nei vari paesi sudamericani. L’allora diciannovenne Machis è però ancora troppo poco strutturato fisicamente per reggere l’urto del passaggio al calcio europeo, e dunque, nelle quattro stagioni successive, il gioiellino sudamericano viene girato in prestito a diverse società: Guimaraes, poi di nuovo Granada (in entrambi i casi nei settori giovanili) poi, infine, l’arrivo fra i grandi prima all’Hercules, poi all’Huesca e al Leganes. Tutte esperienze formative che lo aiutano a conquistarsi, cinque anni dopo il suo arrivo, il posto da titolare al Granada: 14 gol e 6 assist in 33 gare disputate nella Segunda Division spagnola sono sufficienti a guadagnarsi la chiamata dall’Udinese, pronta a scommettere su di lui per la prossima stagione.

IL RUOLO – Machis è il classico funambolo sudamericano dal fisico minuto, dalle gambe velocissime e dalla gran tecnica. Il suo ruolo preferito è quello di trequartista/attaccante esterno sinistro, ed il modulo con cui si è sempre espresso meglio in carriera è il 4-2-3-1, soprattutto quando gli allenatori gli hanno concesso la facoltà di svariare su tutto il fronte. Machis, infatti, non disdegna affatto giocare sull’altra fascia, potendo contare su una grande tecnica di base che gli consente di utilizzare entrambi i piedi al meglio. Questa caratteristica gli tornerà sicuramente utile quando dovrà andare a dare il cambio a Pussetto De Paul, che in questo momento dovrebbero essere i due esterni titolari del terzetto di trequartisti con cui Velazquez intende schierare la sua nuova creatura.

CARATTERISTICHE TECNICHE – Giocatore di grandi strappi e discrete pause, Machis ricorda, pur con tutte le doverosissime proporzioni, il primo Alexis Sanchez passato ad Udine. All’Udinese mancava, in effetti, un giocatore capace di creare superiorità numerica ed in grado di associarsi facilmente coi compagni, caratteristiche che sono a tutti gli effetti il pezzo forte della casa. Forse, ad oggi, Machis potrebbe essere ancora troppo poco strutturato fisicamente (1 metro e 70, per una sessantina di chili) per reggere l’impatto con le difese italiane, e quel che preoccupa maggiormente è la sua scarsa attitudine difensiva, indispensabile nel campionato nostrano. Se saprà limare qualche difettuccio (molto innamorato del pallone, un po’ affrettato nelle decisioni) di troppo, potrebbe comunque diventare un calciatore piuttosto interessante.

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