Tutti ad inseguire la Juventus. È evidente infatti che, anche quest’anno, il leit motiv del campionato italiano sia quello di inseguire i già 7 volte Campioni d’Italia, guidati da un Cristiano Ronaldo in più.

Finalmente CR7

Il portoghese infatti, ha siglato i suoi primi gol in maglia bianconera contro un ben organizzato Sassuolo, capace di resistere all’onda d’urto juventina solo per un tempo, crollando nel secondo sotto i colpi di CR7. Troppo facile buttare dentro il primo – ad un metro dalla porta – altra storia è la seconda marcatura, con progressione e tiro ad incrociare imparabile per Consigli. Un lampo di luce in un avvio con molte ombre, con il portoghese sempre più leader di un gruppo fortissimo. L’unica nota stonata è firmata Douglas Costa, autore di un gesto scriteriato: il brasiliano in seguito ad un diverbio con Di Francesco ha reagito sputando sul volto del suo avversario. Per lui ci si aspettano almeno 3 giornate di squalifica (da regolamento), nonostante le pronte scuse di calciatore e società.

Higuain non basta

Non basta il primo gol in maglia rossonera di Higuain per sbancare Cagliari. I rossoneri non vanno oltre l’1-1 alla Sardegna Arena, con il Pipita che ha risposto al gol del rientrante Joao Pedro, mostrando attitudini da leader per l’attacco (e non solo) rossonero. Gli uomini di Gattuso nonostante una buona prima frazione, chiudono il primo tempo sotto 1-0, con Suso e Kessie tra i più attivi in fase di spinta e Bonaventura più volte vicino alla marcatura. Meno fluida la manovra nella ripresa dovuta anche ad un calo fisico di Biglia –ancora fuori forma –  e ad un cambio modulo per tentare il tutto per tutto. Il gol arriva da una dsattenzione dei sardi punita da Higuain, ma oltre mezz’ora non basta ai rossoneri per ribaltare definitivamente la partita. L’impressione è quella di una squadra in crescita, ma ancora troppo lenta per le idee del suo allenatore.

DiFra, che confusione

Tonfo della Roma nella sfida delle 12:30 contro il Chievo. I giallorossi si fermano su un pari contro un Chievo mai arrendevole, neanche dopo il doppio vantaggio romanista. La squadra di Di Francesco infatti è riuscita a farsi rimontare due gol dai clivensi, calando vistosamente dal punto di vista atletico nella seconda frazione di gioco. Complice anche il caldo, i ragazzi di D’Anna hanno risposto ai gol di El Shaarawy e Cristante prima con Birsa – tiro a girare all’incrocio – e poi con Stepinski al 38’. Ai gialloblù non riesce per poco l’impresa storica, con Olsen superlativo su Giaccherini nell’ultima azione della gara. Inizio di campionato con più dubbi che certezze per il tecnico Di Francesco, che dovrà registrare al meglio i meccanismi della sua squadra per non perdere troppo terreno dalle prime della classe e ben figurare in Champions League.

Inter da dimenticare

Tra le delusioni del weekend non possiamo escludere l’Inter di Luciano Spalletti. I nerazzurri nell’anticipo di sabato hanno dimostrato di non aver ancora assimilato al meglio i dettami tecnici dell’allenatore, mostrando fragilità soprattutto in fase di non possesso. A punire Icardi e compagni ci ha pensato un ex-Inter (Primavera) Di Marco con uno splendido esterno sinistro all’incrocio dei pali che ha battuto un incolpevole Handanovic. Spalletti nel post-gara ha voluto assumersi tutte le responsabilità pur recriminando per un rigore non assegnato ai suoi. Quello che più si è notato però, è una deficitaria forma fisica di alcuni degli elementi fondamentale dello scacchiere nerazzurro, dato necessariamente da rivedere in vista della gara di domani (18:55) contro il Tottenham a San Siro, in una partita che appare già decisiva ai fini della qualificazione alle fasi finali.

Napoli, non sei bello ma vinci

Chi invece non ha deluso le aspettative, almeno nei risultati, è il Napoli di Carlo Ancelotti. Gli azzurri infatti sono riusciti a battere una delle squadre più in forma fino a questo momento: la giovane Fiorentina di Stefano Pioli, la stessa che l’anno scorso chiuse di fatto il discorso Scudetto. Non sarà un Napoli da videogame come quello di Sarri, ma gli azzurri hanno mostrato più solidità rispetto alle prime tre uscite, considerazione lampante visto che per la prima volta non ha subito gol ed ha rischiato poco.

Il merito va probabilmente anche al nuovo assetto di modulo, con i partenopei scesi in campo con un più equilibrato 4-4-2 con Mertens ed Insigne in attacco. Una nuova posizione per Lorenzo, non più limitato agli spunti in zona laterale, ma più vicino all’attaccante e soprattutto alla porta. Esemplare la situazione del gol, con il folletto azzurro servito splendidamente da Milik – che riceve su una verticalizzazione di Hamsik – e incrocia alle spalle del numero 1 viola. Il resto è gestione e zero rischi corsi. Adesso testa a domani, con gli azzurri che sfideranno la Stella Rossa nel caldissimo Marakanà di Belgrado.

Una VARgogna

Va subito sottolineato e puntualizzato che l’arbitro Valeri ha condizionato il risultato fischiando prima che la palla varcasse la linea di porta un fuorigioco inesistente a Berenguer, su segnalazione dell’assistente Caliari, e annullato la sua rete sullo zero a zero impedendo, quindi, al Var di intervenire e questo è un fatto incontestabile. Episodio identico successe lo scorso anno nella gara con il Bologna e poi era stato stabilito che l’arbitro e gli assistenti dovessero attendere la fine dell’azione e poi prendere una decisione dopo consulto con il Var, ma oggi a Udine è accaduto diversamente e a farne le spese è stato di nuovo il Torino.

A parte le sviste arbitrali e un campo più adatto a coltivare le patate che a giocare a calcio, Mazzarri dovrà, comunque, lavorare per fare sì che Belotti e Zaza interagiscano di più e con profitto, che in generale i suoi giocatori siano più incisivi e sperando che i problemi di Falque e De Silvestri non siano gravi. Zaza deve addentrarsi di più nel gioco granata, si vede che ha voglia, ma alle volte gira a vuoto. Belotti non è stato abbastanza incisivo, anche perché poco servito e ben controllato dai difensori avversari. Baselli, che ha avuto le chiavi del centrocampo, deve avere maggiori idee per essere padrone di questo ruolo.

Ballardini ha trovato la formula magica

Ballardini che ha finalmente iniziato la stagione in rossoblù sa bene cosa può e deve fare questa squadra. Ovvio non piace a nessuno prendere 5 sberle a Sassuolo, ovvio che qualcosa non abbia funzionato in quella partita; ottimo che sia successo subito per poter inculcare al più presto nella testa dei giocatori il giusto modo di interpretare ogni partita.  Adesso il prossimo fondamentale tassello potrebbe essere l’innesto di Sandro per trovare quell’equilibrio tattico che ancora manca. Se il giocatore dovesse rispondere a quelle che sono le aspettative dello staff, dell’allenatore e della dirigenza, la metamorfosi del Genoa potrebbe definirsi praticamente completa.

Lazio, basta Parolo

Basta il gol di Parolo per agguantare i 3 punti: il centrocampista la butta dentro, la Lazio conquista l’intera posta in palio al Castellani. Si riparte da qui. Anche perché, al di là del risultato, sono poche le cose su cui Simone Inzaghi non dovrà rimettere le mani in vista di una settimana impegnativa come quella che aspetta i biancocelesti. Lenti, imballati. Orfani di quella brillantezza che ha sempre caratterizzato il gioco della Lazio nella scorsa stagione. Il finale è uno di quelli da brividi: alla grinta e sicurezza, che fa guadagnare alcune chance di raddoppio ai capitolini, si antepone il pericolo di un finale dai tratti più tetri che mai. Il mister mette in cascina i tre punti, con la consapevolezza che si possa fare molto di più. Da monitorare, poi, le condizioni di Stefan Radu, sostituito nella ripresa da Caceres dopo aver accusato un fastidio muscolare.

 

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