Nel segno di Dybala

Tutto facile per la Juventus di Massimiliano Allegri nel suo Stadium. I bianconeri con un secco 2-0 battono un organizzato ma troppo arrendevole Bologna, piegatosi sotto i colpi di Dybala prima e Matuidi poi. Bastano cinque minuti ad alto ritmo della banda juventina per portare a casa il risultato e pensare già al big match di sabato contro il Napoli, anche quest’anno diretta inseguitrice dei bianconeri nella corsa al titolo.

Sei vittorie su sei sono un bel biglietto da visita per chiunque pensi di scucire il tricolore dalle maglie a strisce bianche e nere, e ci sono elementi che fanno sorridere il tecnico della Vecchia Signora: uno su tutti, il ritorno al gol di Paulo Dybala.

(Photo credit should read MARCO BERTORELLO/AFP/Getty Images)

Fortunato nel vedersi recapitare il pallone dopo uno scontro tra due difensori rossoblù, l’argentino ha mostrato tutta la sua immensa classe con una mezza rovesciata che ruba il tempo a Skorupski e si insacca in rete. La Joya potrebbe essere la vera arma in più in questa stagione. Il gol di Matuidi è un trattato di abnegazione e potenza, con l’assist di Cristiano Ronaldo che attraversa tutta l’area prima di finire sui piedi del francese che infila sotto la traversa l’estremo difensore felsineo.

Il resto è gestione delle energie senza correre rischi, anche perché Destro e Falcinelli sono poca cosa per la retroguardia bianoconera. La squadra di Inzaghi però ha da recriminare per l’episodio dell’ammonizione di Pjanic, decisamente graziato da Mariani. Il fallo del bosniaco sembra più da rosso che da giallo, ma l’arbitro mantiene lo stesso “metro” anche per un contatto successivo tra Calabresi e Matuidi. Direzione di gara al limite dalla sufficienza, per fortuna per niente decisivo sul risultato finale.

Ancelotti, finalmente il suo Napoli

L’imprevedibile Napoli, il trasformista Ancelotti. È questo il titolo del nuovo Napoli di Carletto, mai lo stesso negli uomini in campo, ma costante per mentalità di possesso e trame di gioco. Il processo di passaggio da Sarri al tecnico emiliano è proprio come ce l’ha descritto l’allenatore azzurro: “non distruggerò il lavoro fatto fino ad oggi dalla squadra, voglio solo dare più alternative al gioco”.

Ed è vero, perché del Sarrismo restano i principi, come i triangoli sulle fasce ed il gioco prettamente palla a terra, ma implementato da qualche soluzione in più, come la sovrapposizione costante del terzino e ricerca della verticalizzazione in maniera più rapida. Esemplare in questo senso il primo gol di Milik, lesto nel farsi trovare libero e cattivo nell’attaccare la porta e bucare un incolpevole Sepe. Nel frattempo l’attacco ducale, nelle poche occasioni in cui supera il centrocampo, si infrange contro il muro eretto da Koulibaly e Maksimovic. Proprio quest’ultimo è tra le note positive di quest’inizio stagione, poiché appare come un giocare ritrovato rispetto alle stagioni con Sarri in cui ha visto il campo talmente poco da perdere l’occasione di giocare i Mondiali di Russia.

Ed è questo senza dubbio il punto di forza di quest’anno: l’intera rosa coinvolta nel progetto. Basterà per battere la Juventus nell’importantissimo scontro diretto di sabato pomeriggio? Provare per credere.

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