Le partite del weekend hanno consegnato agli appassionati un campionato riaperto almeno in parte, grazie allo stop della Juve in casa contro il Genoa e le successive vittorie di Napoli e Inter rispettivamente contro Udinese e Milan.

Si delinea infatti così il terzetto di serie di quest’inizio campionato, che vede Roma, Lazio e Milan (le altre accreditate alla vetta) più o meno in ritardo nella loro corsa alle prime posizioni. Ma andiamo con ordine, partiamo dalla Roma.

Tensione a Trigoria

Quello che più fa impressione a guardare i giallorossi di Di Francesco è la mancanza di una chiara identità di squadra, oltre che di gioco. I romanisti infatti in larghe parti del match appaiono confusi e spaesati, capaci di rialzarsi solo sotto il segno della giocata individuale, una cosa che però non può portarti sempre bene. Una sconfitta pesante prima del match di Champions League che vedrà i giallorossi sfidare il CSKA di Mosca, merito anche di un’ottima Spal, guidata con sapienza e pragmatismo da un Leonardo Semplici che farebbe comodo su molte panchine di Serie A.

Ad aleggiare su Trigoria ci sono già i nomi del possibile sostituto di DiFra se non dovesse vincere in UCL,  Sousa e Donadoni su tutti. I tifosi però credono che il maggiore responsabile di questo disastro sia Monchi, accusato di aver smantellato una squadra capace di arrivare in semifinale lo scorso anno senza rimpiazzare i partenti con dei rinforzi adeguati.

Juventus troppo distratta

A sorprenderci ancor di più, è arrivata la Juve. Non va oltre l’1-1 il dream team di Max Allegri, che dopo il gol di CR7 è colpevole di non aver chiuso una gara che lo sembrava ma in realtà non era ancora. Una sufficienza da parte dei propri  calciatori che ha lasciato l’amaro in bocca al tecnico toscano, consapevole di aver perso due punti importanti in una proiezione tricolore. Merito anche di un Genoa che per lunghi tratti è sembrato schiacciato dalla potenza bianconera ma mai realmente.

Il gol del pareggio di Bessa sembra uno di quelli segnati al parchetto, con effetti strani di un pallone che non vuole uscire. Kouame ci crede più di tutta la retroguardia bianconera e pennella in mezzo per l’inserimento del centrocampista: è 1-1. La testa era già alla partita contro il Man Utd ha ammesso Allegri. Sì perché desso i bianconeri dovranno vedersela contro i reds guidati dal rivale ex interista Mourinho e contro l’ex bianconero Paul Pogba. I presupposti sono ottimi, se ne vedranno delle belle.

Il Napoli dalle mille sfumature di azzurro

Una cosa è certa: questo Napoli non smette mai di sorprenderci. Arriva un’altra vittoria per la banda Ancelotti in quel di Udine, campo storicamente ostico per il Napoli, ma che alla vista di Carletto si trasforma in uno dei campi di Castelvolturno, uno di quelli conosciuti a memoria dagli azzurri. Ancelotti cambia ancora formazione (che novità) ma a rendere la trama del film di Udine ancor più “interessante” ci pensa Verdi che dopo poco più di un minuto è già costretto al cambio da un infortunio muscolare. Entra Fabian Ruiz, e lo spagnolo ci mette appena 10 minuti per farsi ammirare: controllo di sinistro, protezione della palla e tiro di destro a togliere le ragnatele dal sette.

Poco male per uno “tutto mancino”. Lo spagnolo è tra i migliori, non solo per il gol, e giorno dopo giorno sembra valere sempre di più i 30 milioni che il Napoli ha sborsato per strapparlo al Betis Siviglia. Il Napoli controlla la partita senza rischiare più di tanto, sono due le conclusioni friulane, entrambe di Lasagna, che impensieriscono un attento Karnezis. Sembra una partita destinata sui binari dello 0-1 quando prima Mertens (su rigore) e poi Rog (entrato da 40 secondi) chiudono le avversità sullo 0-3. Il Napoli continua ad inseguire la Juve, ma prima di tornare in campo per il campionato, c’è di mezzo un mercoledì da leoni contro il PSG di Cavani, Neymar e Mbappé. Allez, Carletto!

Il derby dice Inter: Icardi batte Higuain

Patiamo dalla fine: ci pensa sempre Mauro Icardi.

In una partita dalle molte facce, è l’argentino a dare il colpo di coda decisivo per conquistare 3 punti fondamentale per la rincorsa nerazzurra, battendo un Milan fin troppo timoroso e stretto dal pressing organizzato da Spalletti.

I rossoneri infatti – tranne per alcuni strappi in ripartenza – non riescono ad impostare il loro gioco, improntato sul possesso palla che parte dalla difesa e arriva nella metà campo avversaria grazie alla manovra. Merito del tecnico di Certaldo che ingabbia il gioco di Gattuso, mettendo Nainggolan prima (uscito infortunato) e Borja Valero poi, sulle linee di passaggio per Biglia. Un capolavoro che ha l’anima del suo tecnico che non vuole nascondere l’ottima prova dei suoi ragazzi: “Giusto così, ha vinto chi ha meritato. Loro saranno anche più talentuosi, ma noi abbiamo giocato meglio. Gli siamo saltati addosso“.

Gattuso dovrà rivedere molto della prova dei suoi di ieri, ed a caldo ne denuncia subito la poca personalità nel riuscire ad impostare il proprio gioco dalla difesa: “un gol da polli, ma io vedo cose buone. Un passo indietro a livello tecnico, ma uno in avanti per mentalità“. Quello che è mancato è però il coraggio, lo stesso che Gattuso chiedeva ai suoi nella conferenza prima della partita.

Milano si colora di nerazzurro, almeno fino al ritorno.

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