Paulo Fonseca resta il candidato più vicino alla panchina della Roma. Nella giornata di ieri ci sono stati contatti con l’entourage dell’allenatore portoghese, con Baldini che lo considera l’uomo giusto per i giallorossi. Fienga è pronto a offrire 2,5 milioni netti più bonus facili che consentano allo stipendio annuale di lievitare facilmente verso quota 3. Cifra che Fonseca attualmente guadagna allo Shakhtar.

Ma non sono certo i soldi l’elemento principale di questa negoziazione. Per lasciare Kiev, dove vive da tre anni, Fonseca chiede un progetto di lunga durata (contratto triennale) e garanzie tecniche immediate. Come altri allenatori sondati prima di lui, non si giocherà la possibilità più importante della carriera senza avere una ragionevole certezza di successo.

«In futuro tutto può succedere, tranne che alleni la Dinamo Kiev» ha spiegato Fonseca in un’intervista rilasciata ieri, lasciando aperte tutte le possibilità, compresa quella capitolina. Non tradirebbe il presidente dello Shakhtar, Rinat Akhmetov, per scegliere la rivale del club che lo ha valorizzato. Il patron gli ha dato il via libera. Non pretenderà neppure la clausola rescissoria da 5 milioni davanti alla volontà di un club che frequenta il grande calcio.

Ora è Fonseca che, dopo aver parlato anche di rinforzi con la Roma, deve sciogliere le riserve. Passare da un club che gli offre costantemente la vetrina della Champions League, senza contare i titoli “comodi” in patria, a una squadra dove sarà necessario ricostruire è un salto affascinante ma rischioso.

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